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Sarebbe una grave perdita,
non solo per il quartiere ma per l’intera
città, espiantare 80 alberi in
una zona di Cagliari che presenta una densità abitativa fra
le più alte, ed è quasi del tutto priva di verde
urbano.
I pini e i ficus della piazza sono entrati a far parte
del paesaggio cittadino, sono cari a tutti i cagliaritani, e sarebbe
una malaugurata scelta “agronomica” eliminarli.
Infatti, tali alberature costituiscono per gli abitanti della zona la
sola isola di verde con un clima equilibrato, dove possono rifugiarsi
quando in città le temperature sono molto alte.
Legambiente è convinta che sia possibile un
intervento di miglioramento dell’assetto della piazza con una
nuova pavimentazione, dando una sistemazione migliore alle bancarelle,
senza ridurre le alberature, che contribuiscono anche ad una migliore
qualità dell’aria, con un progetto
d’intervento più leggero e meno drastico.
Silvano Piras
Che fine faranno gli alberi di Piazza
Giovanni XXIII° sui quali incombe un progetto di rifacimento
della pavimentazione?
È legittimo chiederselo, poiché tale
progetto prevede l’asportazione di più di cento
piante tra ficus, pini e lecci.
Tutti gli alberi sono perfettamente sani e formano
un’oasi di verde preziosa in una zona di Cagliari
fra le più densamente abitate. Per gli abitanti del
quartiere, unico rifugio dal caldo estivo, che mantiene una temperatura
gradevole anche ad agosto, in una zona quasi del tutto priva di parchi
alberati.
Legambiente ribadisce la richiesta di variante al
progetto già avanzata in diverse occasioni, anche durante
l’assemblea pubblica nei locali della parrocchia.
Una variante che preveda il mantenimento di tutte gli
alberi e la realizzazione di aiuole più
grandi in sostituzione del manto bituminoso che causa
l’asfissia delle radici, costringendole a venire
più in superficie danneggiando la pavimentazione.
Il verde urbano deve essere accresciuto, migliora il
paesaggio cittadino, rende il clima più gradevole
e mantiene luoghi dove trovare refrigerio quando le
temperature sono molto alte.
In passato si era parlato di un vero e proprio Piano del
Verde e l’Amministrazione aveva anche un autorevole
consulente l’architetto Andreas Kippar, perché non
si riprende a lavorare in quella direzione?
L’annuncio dell’imminente inizio dei
lavori di sistemazione della Piazza Giovanni XXIII° ha
richiamato l’attenzione dei cittadini
sull’eventualità che l’equilibrio di
questa preziosa oasi di verde possa in qualche modo essere alterato.
Sarebbe una grave perdita non solo per il quartiere ma
per l’intera città intervenire
pesantemente sui 50 pini, 40 ficus, 93 lecci, 34 oleandri e 3
carrubi, così come prevede il progetto.
Tutti gli alberi, compreso i lecci e pini
sono sani, semmai soffrono a causa della mancanza di cure,
che non vengono fatte da tantissimi anni. Qualcuno dei lecci appare
coperto dai ficus, ma è pur sempre un albero che si adatta a
questa condizione e resiste bene alla siccità.
Le piante piccole come i carrubi
sono costrette in aiuole microscopiche e gli
oleandri in vasche di dimensioni altrettanto ridotte, tendono
a “sfilare” verso l’alto per mancanza di
luce. Interventi minimi di sfoltimento o
asportazione in questo caso sono opportuni.
I ficus di Cagliari e Palermo, secondo Siro
Vannelli, si sono così bene acclimatati
nell’ambiente cittadino da essere quasi assimilati alle
specie locali. Insieme ai pini della piazza sono entrati a far parte
del paesaggio urbano, sono amati da tutti i cagliaritani, e sarebbe una
scriteriata decisione rimuoverli. Infatti, tali alberature
costituiscono per i quartieri circostanti la sola area di verde con un
clima gradevole, dove trovare refrigerio quando in città le
temperature sono molto alte. Non è proprio il caso, come
viene proposto dal progetto, di espiantarli e sostituirli con poligala,
philadelphus e altre specie esotiche, provenienti dal Sud America o da
zone tropicali.
Una potatura dei ficus ben fatta, con
l’asportazione di alcune branche renderebbe visibile la
facciata della chiesa, senza il danno della perdita totale di questi
preziosi ripari. Basta un po’ di buon senso per capire che
l’ombra è preziosa. Gli alberi fanno schermo agli
edifici quando il sole d’estate picchia con forza maggiore.
Basta pensare ad un’altra oasi di verde
urbano, quella di Via Amat. Fu demolita per realizzare quel parcheggio
sotterraneo, senza dubbio utile ma che non è in cima al
gradimento dei cagliaritani, a giudicare dal numero delle auto che
ospita ogni giorno.
Ricordiamo ancora i rendering del
progetto, le simulazioni prospettiche, dove
apparivano aiuole profonde e alberi con chiome rigogliose, ma siamo
costretti ad accontentarci del profumo delle piante odorose, che
crescono in 10 centimetri di terra.
Ma soprattutto constatiamo che la temperatura estiva
quello spazio è enormemente più alta a
causa della mancanza di quei meravigliosi ficus,
che rendevano più mite il clima della zona. Ne
hanno risentito anche gli edifici circostanti: negli uffici del
tribunale le temperature raggiungono facilmente i 40 gradi, nonostante
gli impianti di condizionamento. E’ chiaro ormai a tutti che
conservare ed accrescere la copertura vegetale in città ci
aiuta ad ottenere un microclima più equilibrato, oltre che
una migliore qualità dell’aria.
Inoltre gli alberi sono preziosi anche per il valore
economico non trascurabile: quei i ficus, per fare un esempio, costano
7.500€, a cui vanno sommati altrettanti euro per estrarli e
trasportarli, provate a fare un po’ i conti.
L’idea di migliorare questo spazio
di fruizione del tempo libero, luogo d’incontro dei cittadini
è positiva. Siamo convinti che sia possibile un
intervento sull’assetto della piazza, realizzando una nuova
pavimentazione, dando una sistemazione migliore alle bancarelle, senza
ridurre le alberature, con un progetto d’intervento
più leggero e meno drastico.
Infondo, il piccolo bosco cittadino di Piazza Giovanni,
che annovera anche esemplari di Ginco biloba, essenza pregiata da cui
si estraggono preziose sostanze terapeutiche, ha bisogno di costante
manutenzione, che è mancata in questi anni. Gli alberi
necessitano di aiuole più grandi con griglie di protezione
da 2-3 metri, in sostituzione del manto bituminoso che causa
l’asfissia delle radici e le costringe a venire in
superficie e danneggiando la pavimentazione.
Anche la passeggiata coperta, che dovrebbe accogliere le
bancarelle che stanno di fronte alla chiesa, funziona meglio se il
tetto è riparato dalle chiome degli alberi. La sua struttura
può essere realizzata rispettando i pini, con risultati
estetici e climatici sicuramente migliori.
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