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Via Manzoni, 14 ottobre 2005

A Cagliari c’è un’amministrazione comunale (centrodestra) che da anni va avanti a testa bassa indifferente all’interesse pubblico e producendo danni irrimediabili come il disastroso ripascimento della spiaggia del Poetto e il tentativo di abbattimento di 190 alberi in piazza Giovanni XXIII impedito dall’intervento dei cittadini e del Cagliari social forum.
L’amministrazione vuole costruire un parcheggio di quattro piani sul piazzale tra via Manzoni e Via Carducci, centro città, tra i palazzi.
Dopo un ricorso dei cittadini al Tar contro il progetto, ad agosto viene deliberato l’inizio dei lavori, con procedura d’urgenza. I cittadini cominciano a vedersi nel piazzale e il Cagliari social forum, che ha partecipato all’evolversi della trattativa ha una posizione chiara: il Puc (il piano urbanistico) dice chiaramente che l’interesse della città è quello di ridurre il traffico urbano e fermare le macchine in entrata sostituendole con un efficiente parco di bus-navetta. Il proliferare di multipiani che rimangono, tra l’altro, desolatamente vuoti non corrisponde a questa ovvia linea. Quindi no al multipiano, si a un parco cittadino su un area del tutto priva di verde. La posizione di alcuni cittadini residenti è più sfumata e le posizioni politiche, in alcuni casi, distanti, alcuni vogliono un parcheggio ma non il mostro di quattro piani che getterebbe un ombra su tutto il quartiere per non parlare dei gas di scarico e, perché no, della riduzione del valore immobiliare delle case intorno. In più c’è l’esigenza di un po’ di verde e  dello spazio per i giochi dei bambini. Comunque il mostro no. Nei quattro angoli del piazzale si scopre, con una certa sorpresa, la presenza di piccole aiuole con qualche pianta asfittica soffocata da rifiuti e deiezioni canine. Si ripuliscono le aiuole e si mettono a dimora nuove piantine. Un elenco di numeri telefonici crea una rete di contatti pronti a intervenire in caso di inizio lavori e si arriva così alle ore 20 di sabato 8 ottobre. In contemporanea con il fischio d’inizio della partita dell’Italia, arriva il camion degli operai per iniziare la recinzione del piazzale e dare inizio ai lavori. Dopo 20 minuti il piazzale è pieno di gente arrabbiata. Ci sono carabinieri, polizia e vigili urbani. Inizia un confronto dai toni accesi e c’è un primo tentativo di sgombero, diciamo, soft: nessuno si muove. Ci si fronteggia per ore e poi la polizia tenta lo sgombero con più decisione, qualche strattone più brutale ma nessuno cede. Alle 5 del mattino la ditta deve rientrare in sede senza aver chiuso il cantiere. Alcuni cittadini decidono di dormire nel piazzale, pronti a dare l’allarme. Mercoledì 12: intorno alla mezzanotte l’assessore comunale agli Affari generali Giuseppe Farris garantisce davanti a Luigi Cogodi e Luciano Uras (Prc) che l’impresa non riprenderà i lavori prima che i cittadini abbiano parlato col sindaco Floris. La mattina dopo, invece, alle 8 polizia e carabinieri arrivano in forze. Parte il tam tam e il piazzale si riempie di persone, passeggini, anziani e bambini. Alle 11 il reparto mobile mette i caschi e impugna i manganelli. I manifestanti fanno resistenza passiva. Strattoni e spinte, un anziano invalido, spintonato, ci rimette gli occhiali e viene soccorso dai sanitari intervenuti; qualcuno si sente male e viene soccorso. Il consigliere regionale Chicco Porcu e il capogruppo ds al comune Paolo Frau vengono trascinati via per i piedi con le cattive ma nessuno ha la minima intenzione di cedere. Ripetuti tentativi della polizia trovano un compatto muro di pensionati decisi. Sul viso di alcuni agenti è chiaro l’imbarazzo e la vergogna. Alle 11 arrivano le prime bottiglie d’acqua, il sole picchia come d’estate e qualcuno allunga il bicchiere anche agli agenti. Qualcuno rifiuta, qualcuno ringrazia. Si rimane così, in un’atmosfera surreale finché alle 13 il Dirigente delle Digos, Pietro Arangino fa ritirare i reparti e alle 14 il sindaco Emilio Floris si degna di arrivare sul piazzale e promette un congelamento dei lavori per 48 ore e una trattativa con i manifestanti. Ieri, dopo 4 ore di discussione fitta, arriva la soluzione: “Due metri sopra il piano stradale ci sarà un giardino e sotto, come chiedevano anche alcuni dei residenti, un parcheggio di tre piani. Il cammino verso la democrazia partecipativa è incominciato e la piazza torna luogo di incontro, di scontro e, per fortuna, di dialogo.