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L’ACQUA E’ UN DIRITTO
NON E’ UNA MERCE MA UN BENE
COMUNE
’ACCESSO ALL’ACQUA DEVE
ESSERE GARANTITO A TUTTI
PER QUESTO MOTIVO SI E'
COSTITUITO ANCHE IN SARDEGNA UN COMITATO PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO
ALL'ACQUA COME BENE COMUNE, A CUI HANNO ADERITO:
CGIL-FP; CISL-FP; UIL-FPL; FEDRO;
ADICONSUM; SOCIAL FORUM; LEGAMBIENTE; A.R.N.M. QUARTU; BANCA DEL TEMPO GUSPINI;
FIDAPA; ECOLOGIA POLlTICA; ASS.NE ASQUER DIR. BENI PUBBL.; S.C.I .; ACQUA
GRAVITÀ'; LA PERGAMENA;
ASSOCIAZIONE APRILE; ClTTÀ CICLABILE; ASSOCIAZIONE I SARDI; COM.TO REDDITO
CITTADINANZA; FORUM DELLE DONNE; CAROVANA SARDA DELLA PACE; COM.TO
PARTEClPAZlONE POPOLARE DI MONSERRATO;
L'affidamento della estione in
House ad ABBANOA SPA è una soluzione rischiosa poiché le società per azioni,
anche quelle pubbliche, hanno lo scopo di “massimizzare i profitti dell’impresa
ed esternalizzare i costi”.
Inoltre sono possibili successive
privatizzazioni in momenti di difficoltà economica dei soggetti pubblici
(vendita delle quote azionarie dei comuni).
Sarebbe una soluzione
inaccettabile per chi si batte per un governo pubblico e partecipato dei beni
comuni.
Col processo di
privatizzazione in corso si corrono tre rischi concreti:
1 Continuo
e progressivo aumento delle tariffe;
2 La
perdita di posti di lavoro, e dei diritti contrattuali;
3 Un
peggioramento della qualità del servizio.
N.B. tutte cose che attualmente
in Sardegna stanno già avvevendo.
.
NELL’INTERESSE DEL POPOLO SARDO
.NOI CI BATTIAMO PER:
e
* Una riforma-riordino del
settore che valorizzi le professionalità e le risorse tecniche naturali
esistenti che fino ad oggi sono state disperse o utilizzate male. .
* Una riforma che non si realizzi
scaricando i costi impropri sui lavoratori del settore e sugli utenti,
attraverso gli aumenti della tariffa, a principale vantaggio di settori e
interessi privati. . . .
* Una riforma che sia sostenuta
con l'impegno della Regione, attraverso la razionalizzazione dei consumi
limitando anche gli sprechi, e con l'utilizzo appropriato delle risorse umane,
tecniche e naturali.
ABBALIBERA PRO TOTTUS SOS
SARDOS
ACQUA PUBBLICA: UN BENE
COMUNE PER TUTTI I SARDI
L'acqua, per la scarsità con cui
è presente in natura, e per la sua contestuale funzione di bene di prima
necessità, per la vita in generale e per lo sviluppo di un popolo e del suo
territorio, è indubbio che costituisca una risorsa di rilevanza strategica
fondamentale, e quindi da sempre ambita dai potenti di turno.
In Sardegna il Sistema Idrico
Integrato nasce ne! 1957, anno in cui, anticipando di 40 anni la Galli, vede la luce l'Ente
Sardo Acquedotti e Fognature, costituito appositamente per gestire e potenziare
le strutture acquedottistiche e fognarie regionali: il sistema idrico integrato
per l'appunto.
II legislatore nazionale, con la Legge 36194 (la suddetta
Legge Galli), nell'ottica di un complessivo riordino del settore idrico in
campo nazionale, per ovviare all'eccessiva frammentazione nel governo e nella
gestione del servizio, per effetto di diverse e successive modifiche normative,
ha finito invece col trasformare I'accesso all'acqua potabile, da diritto
universale a merce da consegnare al mercato.
La Sardegna poi, con la L.R. n. 29197, nel recepire
pedissequamente la Galli,
ha, per I'ennesima volta, perso I'occasione per far valere la specialità del
suo statuto, non riuscendo ad adattare la riforma, sicuramente necessaria, alle
particolari e singolari caratteristiche della nostra regione.
Le sole note positive, contenute
nella LR 29197, sono: l'individuazione dell'unico ambito territoriale ottimale
coincidente col territorio regionale; l'individuazione di un soggetto gestore
unico, e conseguentemente, I'adozione di un' unica tariffa regionale.
La L.R. 29197, per tutti gli
altri aspetti, è stata, fin dalla sua adozione, fortemente contestata dai
dipendenti dell'ex ESAF sostenuti dai Sindacati della funzione pubblica di
CGIL, CISL e UIL, e, nei contenuti, ritardata e in parte modificata
nell'applicazione grazie a dieci anni di lotte, manifestazioni , e scioperi,
che, quantomeno, hanno scongiurato il ricorso alla gara internazionale per l'affidamento
dél servizio ad una delle spietate multinazionali delle acque.
Si è arrivati così, nel 2004,
dopo diversi anni di lotte e modifiche normative, alla costituzione
dell'Autorità d'Ambito territoriale ottimale (ATO) della Sardegna, e
all'affidamento, nel 2005, attraverso il cosiddetto sistema "in
house", al soggetto gestore unico: Abbanoa s.p.a.
Questo avviene oggi in Sardegna,
mentre in diversi paesi Europei si torna indietro dopo anni di evidenti
fallimenti delle privatizzazioni di stampo liberista; tra questi paesi c'è la Germania (dove non si
attuano più privatizzazioni del servizio idrico e da quelle già realizzate si
torna indietro), il Belgio (in cui hanno oramai abbandonato ogni velleità di
tipo privatistico), la Francia
(nel paese di tre tra le più grandi multiutilities mondiali dell'acqua i Comuni
stanno riprendendo in mano la gestione), la Svezia (di privatizzare I'acqua non se ne parla
più da tempo), l'Olanda (dove, nel settembre 2004 il Parlamento ha deciso di
impedire ogni forma di privatizzazione dell'acqua e dei servizi idrici), e il
Regno Unito (paese in cui, seppur ancora non si ripensa alla ripubblicizzazione
del servizio idrico così come è avvenuto in diversi altri casi di
privatizzazione attuati dal p
Governo Tatcher, le ultime
notizie parlano di servizi altamente scadenti, tariffe alle stelle, perdite
idriche nelle infrastrutture intorno al 80% e, dulcis in fundo, forti crisi
d'azienda con i lavoratori a rischio salario).
Quindi, mentre nella gran parte
degli stati europei si inizia una graduale ripubblicizzazione della gestione
dei servizi idrici, ed in Italia sono in corso diversi ripensamenti in tal
senso, (vedi i recenti casi di Napoli, della Toscana e della Puglia), da noi in
Sardegna, a conferma dell'atavico ritardo rispetto ai resto del mondo
industrializzato, l'attuale governo regionale procede, noncurante delle
esperienze negative già fatte negli altri stati europei, verso una
sconclusionata forma di privatizzazione. Per di più, lo, stesso Governo
regionale si mostra colpevolmente indifferente rispetto ai rischi ed ai
problemi sociali che da tale privatizzazione ne scaturiranno; problemi già
ampiamente denunciati sia dai Sindacati che dalle Associazioni in difesa dei
consumatori e dei cittadini anche in questi ultimi giorni.
Si pensi che I'attuale tariffa
media stabilita dall'Ambito di € 1,14 mc (la tariffa media praticata dall'ESAF
fino al 2004 era di € 0,70 mc), si è già dimostrata insufficiente per la
copertura dei soli costi di gestione.
Infatti, per questo motivo,
Abbanoa pensa di portarla già per l'anno in corso ad € 1,40 mc (+ € 0,26
rispetto a quella oggi autorizzata dall'ATO; e ben + € 0,70 rispetto a quella
dell'ex gestore pubblico regionale: l'Esaf). Ma non basta, infatti Abbanoa
prevede di doverla portare ad € 1,99 mc entro il 2012.
Se si tiene quindi conto che ai
costi di sola gestione (a totale carico della tariffa), vanno poi aggiunti gli
oneri, per adesso non ancora considerati, relativi agli investimenti per il
rifacimento delle infrastrutture, si arriverà, come da tempo denunciato, ad un
costo medio di produzione di 1 mc d'acqua intorno ai €.3,00 che, lo ribadiamo
ancora una volta, dovrà essere coperto per intero dalla tariffa applicata, sia
secondo la Galli
e la LR 29197, sia
secondo il recentissimo testo unico dell'ambiente (D.Lgs 152106)
L'oggetto del contendere quindi è
il costo di produzione dell'acqua potabile che, per questioni oggettive
relative alla conformazione orografica prevalentemente montuosa della nostra
regione, ed alla scarsa qualità e quantità della risorsa in natura (niente
laghi naturali, fiumi o ghiacciai), fanno si che il costo industriale di
produzione a mc dell'acqua potabile in Sardegna salga considerevolmente.
Questo principio vale ancor di
più se si paragona il caso Sardegna, per esempio, col caso Roma, dove, seppur
I'ACEA applica tariffe più alte rispetto ad Abbanoa, come noto, dispone di
acque sorgive di ottima qualità vicine all'utenza (Apennini), trasportate per
sola gravità e per di più attraverso schemi acquedottistici semplici che in
molti casi coincidono con i tracciati originali degli antichi romani.
E' quindi il principio
fondamentale della Galli (la tariffa deve coprire i costi di gestione e di
investimento); che in Sardegna trova difficile applicazione senza importanti
ripercussioni sull'intero sistema sociale. L'ESAF dal canto suo, proprio a
causa delle tariffe di tipo sociale applicate, beneficiava di un contributo
regionale di circa 25 M€ per portare a pareggio il proprio bilancio. Esisteva
quindi un giusto contributo della fiscalità generale allo scopo di sostenere la
tariffa, di tipo sociale, applicata (€ 0,70 mc).
Quale è allora la ratio di questa
assurda riforma? Meramente una questione economica? Oppure di sola facciata e
tendente ad alleggerire le spese della Regione? Oppure, ancora peggio, quella
di arricchire le tasche di qualche privato in agguato?
Questo mistero, come uno spettro,
aleggia tra le stanze della Giunta e del Consiglio Regionale sotto la regia
della Politica e dei poteri forti che contano. Quello che è certo invece, è che
a pagare i conti, a prescindere dalla vera natura della riforma, saranno, da
una parte tutti i cittadini attraverso le future tari e, e dall'altra i
lavoratori del comparto dove, già oggi, circa 300 (precari) rischiano il posto
di lavoro ed hanno già visto ridotti i propri diritti contrattuali, altri 500
(appalti) non conoscono il proprio futuro lavorativo, e dove altri 500 (gli ex
dipendenti ESAF), malgrado le leggi, rischiano di vedere ridotti i propri
diritti contrattuali.
II nostro obiettivo non può
quindi essere I'accettazione passiva dell'affidamento in house ad Abbanoa
s.p.a. della gestione del S.I.I., poiché questa soluzione è altamente rischiosa
e lascia aperta la possibilità di successive privatizzazioni in momenti di
difficoltà economica del gestore (ricapitallzzazlone della società o vendita
delle quote azionarie dei comuni). Già oggi, Abbanoa, si viene a trovare in una
situazione di estrema difficoltà a soli 5 mesi dall'inizio della sua attività
(70 M€ di esposizione verso banche e fornitori).
L'affidamento in house, che
conferisce la gestione diretta ad una S.P.A. a totale capitale pubblico,
risulta incompatibile con qualsiasi controllo democratico, ed è inaccettabile
per chi, come noi, si batte per un governo pubblico e partecipato dei beni
comuni. Le società per azioni, infatti, pubbliche o private che siano, hanno
come fine la massimizzazione dei profitti e l'esternalizzazione dei costi.
Noi, dunque, pur essendo
consapevoli che la riforma nel settore era ed è necessaria, riteniamo debba
essere finalizzata alla realizzazione del miglior servizio ed all'abbattimento
dei costi, e non, come invece si prefigura oggi, debba effettuarsi attraverso l'aumento
indiscriminato delle tariffe e all'attacco dei diritti dei lavoratori. Per
invertire il processo di privatizzazione della gestione dell'acqua innescato in
Sardegna dal pedissequo recepimento della Galli, occorre intraprendere un
analogo percorso a quello già avviato dai movimenti delle altre regioni
italiane. I movimenti Toscani, ad esempio, hanno raccolto 40.000 firme per la
presentazione al Consiglio Regionale della Toscana, di una proposta di legge di
iniziativa popolare.
Noi chiediamo che I'acqua, come
bene essenziale alla vita, sia parte integrante di una politica dei beni
comuni, ed il governo regionale riveda completamente il quadro legislativo e
regolatore, operando un profondo aggiustamento alle leggi fin qui adottate, i
cui principi devono essere sviluppati ed adattati alle specifiche realtà. AI
Governo regionale chîediamo di riappropriarsi della maggioranza delle quote di
Abbanoa SpA a! fine di, ricapitalizzando la società, scongiurare il fallimento
o la cessione di quote ai privati.
Per far si che questo avvenga, e
col fine di invertire questo assurdo e sbagliato processo di privatizzazione,
occorre intraprendere una iniziativa analoga a quella dei movimenti delle altre
regioni.
Nasce anche in Sardegna il
comitato per far riconoscere I'acqua come bene assoluto di prima necessità,
denominato ABBALIBERA, con lo scopo di ricondurre dentro la gestione pubblica
il bene comune dell'acqua, anche attraverso una raccolta di firme per una
proposta di legge di iniziativa popolare, al comitato aderiscono:
CGIL-FP; CISL-FP; UIL-FPL; FEDRO;
ADICONSUM; SOCIAL FORUM; LEGAMBIENTE; A.R.N.M. QUARTU; BANCA DEL TEMPO GUSPINI;
FIDAPA; ECOLOGIA POLlTICA; ASS.NE ASQUER DIR. BENI PUBBL.; S.C.I .; ACQUA
GRAVITÀ'; LA PERGAMENA;
ASSOCIAZIONE APRILE; ClTTÀ CICLABILE; ASSOCIAZIONE I SARDI; COM.TO REDDITO
CITTADINANZA; FORUM DELLE DONNE; CAROVANA SARDA DELLA PACE; COM.TO
PARTEClPAZlONE POPOLARE DI MONSERRATO;
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