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Acqua, addio ai vecchi enti
Gestore unico anche nell’isola.
Siglato a Cagliari l'atto di fusione che segna la scomparsa di Esaf
spa, Sim, Siinos e Govossai
Alessandro Zorco alessandro.zorco@gds.sm
Alla fine il passaggio epocale è avvenuto. Da ieri la
Sardegna
ha finalmente un gestore unico dell'acqua potabile. Gli amministratori
di Esaf spa, Sim di Cagliari, Siinos di Sassari, Govossai di Nuoro e
Uniaquae hanno siglato davanti al notaio cagliaritano Roberto Vacca
1'atto di nascita di Abbanoa, la nuova società - nata dalla
fusione dei vecchi enti gestori - cui dovranno essere incorporati anche
i circa 120 Comuni che, attualmente, continuano a gestire in autonomia
il servizio idrico integrato.
Una rivoluzione, insomma. Iniziata - come ricorda soddisfatto
1'assessore ai Lavori Pubblici, Carlo Mannoni - nel luglio 2004 con la
difficile privatizzazione dell'Esaf, «il primo ente pubblico
italiano ad aver gestito il servizio idrico integrato» e ieri
definitivamente scomparso insieme agli altri enti. Altra tappa
fondamentale è stata, un anno fa, la creazione di Sidris, il
consorzio amministrato da Angelo Luminoso che aveva il compito di
traghettare il servizio idrico sardo verso Abbanoa.
Come richiesto dal governatore Soru, il nuovo gestore unico
avrà
la sede direzionale a Nuoro. «Non ci sarà nessun
trasferimento dei dipendenti», assicura Mannoni, che
però
non esclude eventuali nuove assunzioni a livello locale. Quanto ai
lavoratori complessivi, il colosso dovrebbe inglobare i 1100 dipendenti
di ruolo dei vecchi enti gestori e, presumibilmente, i circa 600
precari che lavorano a vario titolo nelle imprese d'appalto. Capitolo a
parte, perché difficilmente quantificabili, i dipendenti
degli
enti locali che attualmente gestiscono in autonomia il servizio idrico.
Ma cosa cambierà? La prima conseguenza sarà la
tariffa
unica. Dal primo gennaio tutti i sardi, anche quelli che risiedono nei
Comuni che non fanno parte di Abbanoa, pagheranno 1'acqua al prezzo
unitario fissato dall'Autorità d'ambito: in media un euro e
14
centesimi. Resta da stabilire quale sarà il ruolo della
Regione,
che per anni ha ripianato il buco nero del bilancio dell'Esaf e ha
rimpinguato il capitale sociale di Abbanoa con impianti del valore di
circa 100 mila euro. In pratica, spiega Mannoni, «il capitale
sociale della nuova società sarà per 1'84 per
cento dei
Comuni e per il restante 16 della Regione che prevede un'uscita
graduale in circa quattro anni».
Eppure, pensando ai deficit del passato, potrebbe sorgere qualche
dubbio sulla capacità di autofinanziamento di Abbanoa con le
bollette dell'acqua. «In base al Piano d'Ambito predisposto
dal
commissario per 1'emergenza idrica Mauro Pili - replica 1'assessore ai
Lavori Pubblici - Abbanoa avrà una gestione in perdita per
alcuni anni a causa degli alti costi e delle entrate ridotte. Ma stiamo
studiando riduzioni delle perdite. Il pareggio di bilancio - assicura
Mannoni - è possibile dopo quattro anni:
dipenderà dalla
capacità degli amministratori della società ma
anche dai
cittadini che dovranno abituarsi a risparmiare 1'acqua e a utilizzare
anche per bere quella del rubinetto».
Intanto si attendono chiarimenti sull'appalto per lo smaltimento dei
fanghi da depurazione affidato dall'Esaf spa alla Bonifiche spa. Fanghi
che giacciono ancora nelle discariche di Truncu Reale.
Il Giornale di Sardegna 23 dicembre 2005
“No al mercato dell’acqua
potabile”
Un fronte contro la privatizzazione
Il sindaco di Orgosolo: “L’operazione Abbanoa
è
stata condotta con ambiguità” Proteste anche da
Fonni. Il
Comitato Lu Puntulgiu: “Informeremo la popolazione sui suoi
diritti, bisogna evitare ogni speculazione”.
marco.sedda@gds.sm Il Giornale di Sardegna 23 gennaio 2006
Mancanza di trasparenza e correttezza, ingiuste sperequazioni tra
comuni utenti e comuni fornitori, timore che un bene vitale come
1'acqua venga trattato come una merce qualsiasi. Con motivazioni
diverse dicono no ad Abbanoa, il neonato gestore unico dell'acqua, i
comuni di Fonni e Orgosolo, la Uil, il movimento politico
Unità
popolare (figlio del Comitato Lu Puntulgiu nato per ridurre lo
stipendio ai consiglieri regionali) e il partito nuorese La
città, in Comune.
“Orgosolo era socio del Govossai - spiega il sindaco
Francesco
Meloni - e ha votato no per entrare in Abbanoa perché tutta
1'operazione è stata condotta. in maniera così
frettolosa
da lasciarmi sconcertato. Una cosa così importante non
può essere decisa in pochi giorni, ed è
giustificata solo
se i servizi migliorano». Per Meloni non sono mai stati
chiari i
motivi del perché si è arrivati alla fusione in
così poco tempo: «C'era chi diceva che in caso
contrario
si sarebbe andati a una gara internazionale e chi sosteneva che
altrimenti avremmo perso i finanziamenti europei. La verità
che
la fusione dei vari enti gestori in Abbanoa è stata condotta
con
ambiguità. Noi chiediamo solo trasparenza,
linearità e
correttezza». Meloni sottolinea come il peso maggiore in
Abbanoa
lo hanno i comuni del cagliaritano, che per buona parte sono solo
utenti e non fornitori di acqua. «Si poteva almeno precedere
a un
ritorno a livello strutturale per i comuni che forniscono 1'acqua, che
sono quasi tutti dell'interno dell’isola, per compensare
l’enorme impatto ambientale delle dighe e i maggiori costi
che in
futuro dovremmo sostenere per 1'acqua». Quella dei costi
è
la motivazione principale del no di Fonni: «Da noi
è
direttamente il comune che gestisce 1'acqua - spiega il sindaco Anna
Cicalò - così come awiene in oltre cento comuni
sardi. E
i costi sono nettamente inferiori al resto dell'isola,
perché
abbiamo gli invasi e le sorgenti e da noi non ci sono le perdite
d'acqua e i costi di distribuzione che hanno da altre parti».
Il
comune di Fonni non era socio del Govossai e quindi non è
entrato dentro Abbanoa: «A oggi siamo per il no, ma dobbiamo
ancora iniziare le trattative con Abbanoa e
l’autorità
d’ambito, ma penso che entro gennaio inizieremo a
discuterne». I due sindaci il 10 febbraio saranno tra i
relatori
a un convegno sull'acqua organizzato a Nuoro da La città in
comune. Al fronte del no si sono aggiunto anche il neo movimento
Unità popolare che, spiega il portavoce Franco Masu,
«organizzerà una campagna di sensibilizzazione
verso i
Comuni per informarli e evitare ogni speculazione». Anche la
Uil
impegnerà le sue strutture a tutti i livelli per determinare
il
diritto dell'accesso all'acqua come diritto universale e
«promuovere tutte le iniziative possibili atte ad invertire
il
processo di privatizzazione in corso», così come
per
contrastare “la mercificazione
dell’acqua” ne
promuovere la pubblicizzazione del servizio idrico.
Sono 120 i comuni sardi che gestiscono il servizio
idrico
(il Giornale di Sardegna 23 gennaio 2006)
Il Consorzio del Govossai gestiva 313 chilometri di adduttrici, 610 Km
di distributrici e 278 Km di reti fognarie. I comuni serviti erano 20
(Nuoro, Oliena, Dorgali e Cala Gonone, Orgosolo, Mamoiada, Ottana,
Sarule, Orani, Oniferi, Orotelli, Ollolai, Lodine, Gavoi,
Galtellì, Irgoli, Loculi, Onifai, Orosei e Cala Liberotto),
19
per la rete interna e 7 per la fognatura, mentre le utenze servite
erano oltre 38mila. Il Govossai gestiva anche gli impianti di
depurazione di 12 comuni. Prima di Abbanoa, erano 33 i soggetti con il
compito della gestione delle infrastrutture e dell'acqua. Solo gli
invasi sono gestiti da 8 Consorzi di Bonifica, un Consorzio
acquedottistico (il Govossai) e 2 Enti regionali (I'Ente Autonomo
Flumendosa e I'Ente Sardo Acquedotti e Fognature). In Abbanoa si
vogliono ìnserire anche i 120 comuni che gestiscono in
autonomia
il servizio idrico.
La nuova società per azioni può operare sui
mercati finanziari
Il monopolista nasce con denaro pubblico
Subappalti, imprese collegate, obbligazioni e vendita di immobili: ecco
íl gestore unico
Marco Mostallino marco.mostallino@gds.sm Il Giornale di Sardegna 23
gennaio 2006
Acea di Roma, Aem di Milano, Aem torinese. Nel gergo finanziario si
chiamano utilities, ovvero società per azioni che gestiscono
servizi come acqua, gas e corrente. Uniscono i vantaggi del settore
pubblico, perché spesso operano in monopolio, al regime di
favore del privato: fondate con capitali statali o regionali, sono
guidate da Cda che non rispondono più a nessuna istituzione.
Abbanoa, nata per governare 1'acqua in Sardegna, si muove sulla stessa
strada. Costituita poche settimane fa dalla fusione di Esaf, Govossai
di Nuoro, Siinos di Sassari e Sim di Cagliari, in applicazione della
legge nazionale Galli si avvia a diventare 1'unica padrona dei
rubinetti. Anche qui il denaro è dei contribuenti, ma 1'uso
che
gli amministratori ne faranno è lasciato ai loro voleri. Lo
statuto di Abbanoa vieta per ora la cessione di azioni a imprese
private, ma come ricorda Franco Masu di Lu Puntulgiu «gli
statuti
societari possono essere modificati...». Così
Abbanoa, in
base alle regole che essa stessa si è data, può
comprare
e vendere immobili (cioè gli impianti e gli edifici che
erano di
proprietà pubblica e che la spa ha ricevuto gratis),
può
negoziare investimenti, creare società satelliti, emettere
azioni di risparmio, indebitarsi con prestiti obbligazionari. Insomma,
se gli affari dovessero andare bene, tra qualche anno Abbanoa potrebbe
mirare all'ingresso in Piazza Affari. Viceversa, se il business fosse
invece negativo, il costo delle operazioni finanziarie sballate
potrà essere pagato solo in due modi: con 1'aumento delle
tariffe dell'acqua imposte ai cittadini, oppure con 1'apporto di
capitali forniti dai privati. I quali vorranno dire la loro sulla
politica aziendale. Il finale è noto: taglio dei rami
secchi,
riduzione dei servizi, rincaro delle bollette.
Ma l’acqua non è merce
Giampaolo Spanu
UIL. FUNZIONE PUBBLICA
I1 Consiglio regionale non ha mai voluto dichiarare 1'acqua "patrimonio
della regione" nonostante le richieste di Uil e altri dal 1996.
Bisognava togliere il possesso delle risorse idriche a quegli enti che
poi le rivendono ai gestori, perché 1'acqua è un
diritto
e non una merce, e perché in questo modo si avvia anche una
riduzione dei costi, attraverso 1'eliminazione di un passaggio. Invece
in Sardegna si va alla privatizzazione, nonostante Unione Europea e
Gran Bretagna stiano pensando di fare un passo indietro per tornare
alle gestioni pubbliche.
Napoli. Parte dalla Campania la rivolta nazionale contro la
privatizzazione del servizio.
I vescovi: «No agli affari basati sui beni
essenziali».
Le iniziative dei comitati spontanei
«L'acqua appartiene alla vita, è un bene da
preservare e
proteggere nel rispetto della vita umana: non può essere
assolutamente trattata come una merce». Parole trasparenti,
cristalline quelle pronunciate sabato sera da vescovo di Nocera
Gioacchino Illiano; delegato della conferenza episcopale campana per i
problemi sociali. Una posizione netta e politicamente impegnativa,
perché tra Napoli e Caserta la privatizzazione del servizio
idrico è un passo che ha scatenato proteste e tensioni
sociali.
L'Autorità d'ambito, ovvero 1'organó di gestione
politica
del settore - voluto dalla legge nazionale Galli - ha affidato a
un'azienda 1'appalto delle forniture. E subito si sono creati i
comitati spontanei per il no, sono fioccati i ricorsi al Tar, sono
arrivate le prese di distanza. Oltre alla chiesa cattolica, ultimi in
ordine di tempo sono stati il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e
il governatore Antonio Bassolino a sollecitare la revoca
dell'iniziativa. «Nelle attuali leggi vigenti - è
la
posizione dei Ds in Consiglio regionale campano non c'è
assolutamente scritto che è obbligatorio privatizzare la
gestione dell'acqua».
Come spesso accade, dunque, la Sardegna si avvia in ritardo lungo una
strada che altre regioni stanno già cercando di correggere.
È vero che nell'Isola, per il momento Abbanoa è
totalmente in mano pubblica, ma i piani - primo fu 1'allora presidente
Mauro Pili, ma 1'idea piace anche a sinistra - di far entrare capitali
privati nella compagine azionaria non sono mai stati né
cancellati né ripudiati. Anzi.
Nel frattempo il fronte nazionale che si oppone alle politiche di
regalo dell’acqua raccolta in dighe, bacini e argini di fiumi
costruiti con soldi pubblici - si allarga. Verdi, Rifondazione,
Comunisti Italiani, sinistra Ds, Rete Lilliput, associazioni e gruppi
di cittadini in tutto il paese fanno del caso Napoli-Caserta 1'emblema
dei progetti da cancellare, per evitare che il «bene della
vita», come dicono i vescovi, si tramuti nell'ennesima
cessione
gratuita di servizi essenziali all'imprenditore di turno. Il quale, ad
aggravare la situazione, opera in una condizione di monopolio
preordinata dalle autorità nazionali e locali che gli
assegnano
la gestione.
I primi risultati, ovunque questo modello viene applicato, sono gli
aumenti delle bollette: come sta accadendo in Sardegna. Nonostante
dighe, reti e personale vengano trasferiti senza nulla chiedere in
Cambio.
Marco Mostallino Il Giornale di Sardegna 23 gennaio 2006
Acquedotti non per tutti
Acquedotti che perdono il 40% dell’acqua e che servono il 96%
degli italiani.
Un italiano su quattro è senza depuratori, mentre solo
l’83,6% dispone di fognature. E’ il rapporto
annuale del
Comitato per la vigilanza sulle risorse idriche e presentato in
Parlamento.
Secondo il rapporto, il97% degli italiani beve solo acqua minerale. E
non dal rubinetto: è il record mondiale.
da Il Giornale di Sardegna 23 gennaio 2006
Prezzo dell’acqua per metro cubo:
Ieri 0,50/0,90
Oggi con Abbanoa: 1,14
Domani (previsioni Abbanoa):1,50
Perdite d’acqua dalla rete: dal 40 al 60%
da Il Giornale di Sardegna 23 gennaio 2006
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