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Dicembre 2004


Indice degli articoli

7 dicembre 2004

  • Stop a piazza Garibaldi. Dopo il caso di piazza Giovanni è iniziato quello di piazza Garibaldi. [...]

2 dicembre 2004

  • Al Poetto strage di pini nel cantiere dell’anfiteatro [...]

    Un’oasi verde nel cuore del Cep [...]

1 dicembre 2004

  • Lapis in fabula. L'ALA SINISTRA SULL'ASSE MEDIANO [...]

    Cagliari città troppo poco ciclabile. Ma la bici è la soluzione contro il traffico [...]

    Minoranze rumorose [...]

Stop a piazza Garibaldi

Dopo il caso di piazza Giovanni è iniziato quello di piazza Garibaldi.

Prima l’annuncio dei lavori per ridare dignità a uno dei luoghi più tradizionali e amati della Cagliari degli ultimi cinquant’anni: una rotonda per il traffico più maquillage completo per la piazza.

Poi la protesta degli ambientalisti e degli abitanti della zona per la ventilata”epurazione degli alberi. Infine l’annuncio dell’amministrazione: scusate, abbiamo sbagliato, non ci sono i soldi per rifare la piazza. Un’altra storia tragicomica “Oggi (ieri per chi legge – ndr) l’assessore ai lavori pubblici Raffaelle Lorrai - spiega Marisa Depau, consigliere comunale DS – ha riferito che non ci sono fondi per rifare la piazza”. Come dire che probabilmente si interverrà sul traffico, ma – per il momento almeno – niente piazza. Vista dal di fuori la storia può sembrare tutto e il contrario di tutto: brutto gioco fatto dall’amministrazione che, vista la mala parata, ha pensato di tornare indietro? Difficile: non si scherza con i beni pubblici e la serietà dell’assessore ai lavori pubblici è fuori discussione. Oppure la solita storia di disorganizzazione.

(Articolo non firmato) [7 dicembre 2004, Il Giornale di Sardegna]

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Al Poetto strage di pini nel cantiere dell’anfiteatro

La pineta del Poetto è morta. E da un paio di giorni la prova è li, davanti agli occhi di chi fa footing o passeggia nei nuovi vialetti del lungomare. Una quindicina di pini, adagiati accanto alla rete che , delimita il cantiere del nuovo complesso turistico ricreativo in cui saranno realizzati ristorante, gelateria e un anfiteatro. Spelacchiati e con le radici bene in vista. Tutti in pessime condizioni: difficile, molto difficile che possano essere ripiantati da qualche altra parte. Tutto regolare? Gli ambientalisti dicono di no.

L’esposto

E hanno segnalato il caso a Regione, Corpo forestale e Procura della Repubblica. «Abbiamo rilevato- scrive nell'esposto l'associazione Argonauta - e documentato fotograficamente l'abbattimento di un numero imprecisato di Pinus pinea e Pinus halepensis, che fanno parte del bene demaniale regionale, in un compendio peraltro tutelato da specifico vincolo paesaggistico e idrogeologico». Insomma, la strage di pini, secondo gli ambientalisti non c'entra nulla con il piano di risanamento ambientale previsto dalla Regione sulla base di un progetto approvato nel 1999 dal Consiglio comunale di Quartu. Di qui la richiesta degli ambientalisti: verificaré che tutte le norme, anche quelle del codice penale, siano state rispettate. Di mezzo, secondo gli ambientalisti, c'è anche la questione delle opere che si possono realizzare all'interno della ex pineta. L'anfiteatro e i campi da gioco sono tra queste? Ecco i dubbi degli ambientalisti. «Si ricorda - si legge nell'esposto - che l'amministrazione comunale di Quartu Sant'Elena, con delibera del 5 agosto 1998, si è dotata del regolamento per l'installazione di manufatti amovibili nel litorale di Quartu S. Elena, ricomprendendo in questo le aree concesse in uso dalla delibera regionale del 1999. L’amministrazione comunale è quindi tenuta ad autorizzare ogni intervento esclusivamente i conformità ai disposti del Piano di valorizzazione del Poetto e del Regotamento d'installazione di manufatti lungo il litorale, a suo tempo approvati ed adottati».

Una vecchia storia

Una questione complessa: secondo gli ambientalisti la concessione della ex pineta per ventinove anni al Comune di Quartu è subordinata al primo piano di valorizzazione del lungomare. Quello presentato dalla giunta Milia nel 1999. E non quello riveduto e corretto nel 2001 dall’esecutivo guidato da Davide Galantuomo. Il primo progetto era stato modificato perché considerato troppo “verde”.

Nel piano era previsto un sistema di viabilità che riduceva al minimo la possibilità di sistemare 1'auto di fronte alla spiaggia. Tutto grazie ai “parcheggi di scambio”: due aree sosta a Is Arenas`e in via San Benedetto e bus navetta per fare la spola dalla cità aòl mare. Nel piano Galantuomo, invece,sono spuntati i parcheggi: quasi metà ex-pineta destinata alle auto.

La Regione è in agguato.

Stefano Ambu [2 dicembre 2004, Il Giornale di Sardegna]

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Un’oasi verde nel cuore del Cep

Il quartiere Cep rinascerà dal verde. Scivoli e altalene, siepi, arbusti e fioriture. Il futuro della pineta di via Archimede e di quella tra via Righi e via Euclide, oggi desolata; è scritto: nel progetto esecutivo del Comune. Che hanno curato il dirigente del servizio Verde Pubblico Paolo Pintor e i suoi collaboratori. Ora i lavori devono essere affidati a un'impresa con una procedura ad evidenza pubblica. Poi il Cep avrà diciassettemila metri quadri rimessi a nuovo, un piccolo parco ricco di piante e di spazi per lo svago. Costerà quasi duecento mila euro.

Via Archimede

Al posto del parcheggio, giochi peri bambini. Visto che vicino c'è pure la scuola materna. Così in mezzo alla pineta ci sarà uno scivolo e un'altalena in legno. Verrà recuperata anche l'altra area di sosta che c'è già, nella parte alta del giardino, in posizione panoramica. Le due aree saranno collegate da sentieri. Completano l'opera le panchine in grigliato, i cestini per i rifiuti, una fontanella in ghisa e un dispensatore di palette per la raccolta dei bisogni dei cani. Lo stradello asfaltato che collega via Flavio Gioia a via Archimede verrà modificato: al posto dei gradini sorgerà una rampa con una lieve pendenza del dieci per cento. Facile da percorrere anche per i disabili. Sarà recuperata pure l' attuale ringhiera in ferro.

Via Righi e via Euclide

Nella zona di via Avogadro, circa duemila metri quadri,. nascerà un piccolo parco giochi per bambini dai 5 ai 12 anni. Tutti i giochi saranno delimitati da siepi per consentire un controllo più facile agli accompagnatori. Anche qui panchine, fontanella e accessori.

Tra via Righi e via Euclide c'è anche un zona molta allungata e in forte pendenza: saranno innestate moltissime piante tappezzanti per evitare dilavamento del terreno. In via Righi verrà realizzato un accesso pedonale: una gradinata per eliminare il dislivello.

Le piante

Nell'area di via Archimede alcune piante di pino d'Aleppo non si sono sviluppate correttamente e condizionano la crescita di quelle vicine: verranno eliminate insieme ad alcuni esemplari diCelytis Australis,per far posto alle nuove.. Sarà piantata una siepe di piracanta (biancospino) Orange Glow, cespuglio sempreverde con grappoli di bacche arancioni; ginepri e rosmarino; rose tappezzanti che creeranno onde rosse, rosa e bianco. Siepi su siepi. La zona di via Avogadro verrà circondata da erbacee perenni colorate e profumate come l'elicriso e la santolina. I sentieri di collegamento saranno delimitati da siepi di carissa; un arbusto dai fiori bianchi e molto profumati, di lentisco e viburno. I colori arriveranno dalle siepi basse di lantana; dalla lavanda e dall’agatea. E ancora erica, oleandri, mirto e acanto. Un oasi di verde al posto di queste aree oggi quasi abbandonate che darebbe nuova vita al quartiere.

Cristiano Pintus [2 dicembre 2004, Il Giornale di Sardegna]

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Lapis in fabula

L'ALA SINISTRA SULL'ASSE MEDIANO

“Hope and Glory", (in Italia "Anni 40"), è un film che racconta l'Inghilterra della guerra con gli occhi di un bambino. Nella scena più bella il protagonista viene trascinato assai recalcitrante verso la scuola e scopre che una bomba tedesca l'ha centrata in pieno. In mezzo a una nevicata di fogli e ai festeggiamenti dei compagni il piccolo esita. Sembra colpito dall'enormità di quanto vede. Infine però prorompe in un grido liberatorio: «Grazie Adolf!». Non neghiamolo: tutti qualche volta abbiamo desiderato abbattere la scuola, intesa (proprio come edificio. Però è il tipo di desiderio che dovrebbe finire crescendo, direi con la Maturità. Alla fine fra quelle mura ci si diverte anche, si impara qualcosa e si conoscono molte più ragazze carine di quanto se ne possono frequentare andando direttamente in officina dopo le medie, come vorrebbe far fare Donna Letizia. Ecco perché lascia perplessi la notizia che a Cagliari l'intera ala sinistra del Siotto, e la scuola media Spano per buona giunta, dovrebbero essere tirate giù, per fare posto ad un prolungamento dell'Asse Mediano. Sarà pure una necessità logistica, ma c'è qualcosa di profondamente simbolico nell'abbattere scuole per farci passare le auto. Sembra un gesto tipo quello di calpestare le bandiere del nemico, fa spargere sale perché la terra resti sterile: si vabbé, il Siotto lo dimezzano soltanto, la strada passerà a fianco. Come lo potremo chiamare allora: SiQuattro? SiOtto corsie? Vedrete, non sarà un problema: basterà far fare agli insegnanti e agli studenti il corso di aggiornamento sul "Poltronieri-Zermiani'' quello che insegna a capirsi parlando in mezzo all'effetto Doppler da formula uno. Si tratta di capire con senso compiuto frasi del tipo «Podda, potrestivuamm spiegarmi lapovuaaaaminticadelfanciullinoinvuammscoli?». Anzi per la letteratura va quasi bene, ma voglio vedere quando si passa agli aoristi e alla perifrastica passiva. Perché per il passero solitario uno può afferrare il senso, ma con le desinenze sono cavoli amari. Progettano di abbattere mezzo Siotto per farci una strada e si potrebbe dire: «È un classico». Però a Milano per due scemi che hanno allagato il Parini è venuto giù il mondo. Pensando alla salute di una città va bene curare molto la circolazione. Ma le città oltre alle arterie di scorrimento hanno anche un cuore, e anche quello andrebbe tenuto da conto. Oltretutto a me suona male sentire dire che vogliono tirare giù un ala sinistra. Non sono cose da fare: arbitro, espulgili.

Chicco Gallus [1 dicembre 2004, Il Giornale di Sardegna]

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Lettere ai giornali

Minoranze rumorose

Dispiace che un rappresentante delle istituzioni parli di alcuni cittadini che esprimono la loro opinione come di una “minoranza rumorosa” e per gli altri usi l’espressione “maggioranza silenziosa” invece di chiamare il tutto, più propriamente, democrazia partecipativa.

Ringrazio comunque il presidente della circoscrizione n. 1 per il gentile invito a visionare il progetto per la piazza Garibaldi.

È vero che il progetto presente in circoscrizione non prevede alcun parcheggio sotterraneo ma quel progetto è ormai superato come ci informa l’assessore Lorrai il 17 novembre di questo mese, a pagina 28 di questo stesso giornale.

Se dal sottosuolo ritorniamo in superficie ci troveremo, comunque, senz’altro d’accordo sul fatto che nessun albero sarà risparmiato.

Raffaello Ugo (Lettera su Il giornale di Sardegna del 2 dicembre 2004)

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Cagliari città troppo poco ciclabile
Ma la bici è la soluzione contro il traffico

Quando si discute della fisionomia di Cagliari, il più delle volte si prendono in esame dati architettonici, come se il carattere di una città si esaurisse nella sua posizione nel territorio, nelle sue strade e nei suoi edifici. Se così fosse, la nostra città dovrebbe apparirci nello stesso modo in una mattina di un giorno lavorativo e nella mattina del primo gennaio o del quindici agosto. Ma non succede, perché la sua fisionomia è data anche dai volumi mobili che la popolano (auto, mezzi pubblici, pedoni...), che spesso la caratterizzano più dei monumenti descritti dalle guide turistiche. L'amministrazione comunale di Cagliari, dopo alcune, operazioni di restauro su monumenti, strade e piazze, ha finalmente considerato la necessità di razionalizzare anche il traffico. Infatti, serve a poco restaurare un monumento sé poi non può essere raggiunto. serve a poco rifare, il pavimento di una piazza o di un marciapiede, se poi questo deve essere occupato (e occultato) dalle auto in sosta e così via. Nasce così il Piano Generale del Traffico Urbano, che si propone di alleviare i gravi problemi della circolazione a Cagliari. Più del settantadue per cento degli spostamenti che ogni giorno si svolgono nella nostra città, riporta il Piano, sono compiuti in auto. Va dà sé che i problemi derivano dall'esserci più auto di quante la città nel suo complesso possa ospitarne. L’uso eccessivo dell'auto deriva da molti fattori che, in una relazione circolare, diventano causa e effetto. Si va da una cattiva considerazione dei mezzi pubblici, a volte giustificata e a volte no, a una consolidata ideologia automobilistica per la quale l'auto è sempre opportuna, almeno la propria. Fattori contingenti e fattori culturali si intrecciano, si rafforzano e creano il circolo vizioso che si manifesta nella lentezza e nell'indisciplina del traffico cagliaritano. A queste si accompagna una crescente aggressività: per un graffio sul muro del vicino si è non solo perdonati, ma ignorati; per un graffio sulla sua macchina si rischia il lastrico o la dentatura. Finora si è cercato di ovviare con interventi al servizio delle automobili, come la costruzione della sopraelevata, di parcheggi, di svincoli e così via, che si sono rivelati insufficienti. Niente si è fatto per soddisfare le persone disposte a lasciare a casa l'auto per spostarsi in bicicletta; che l'associazione ambientalista Città Ciclabile stima attorno al dieci per cento della popolazione. Infatti, diversamente da quanto si crede, Cagliari, si presta particolarmente all'uso della bicicletta, sia per il clima temperato e scarsamente piovoso, sia perché le zone maggiormente interessate dal traffico si trovano quasi esclusivamente in pianura. Se certamente un decremento del flusso automobilistico del dieci per cento non risolve i grandi problemi del traffico, è una via che occorre percorrere al più presto, sia per una questione di pari opportunità per tutti i cittadini, indipendentemente dalle loro preferenze in tema di mobilità, sia perché piste e corsie ciclabili si possono realizzare subito almeno nelle strade dove le dimensioni già lo consentono, senza sottrarre spazio ad alberi o parcheggi. Ma le piste ciclabili contemplate nel Piano del Traffico considerano la bicicletta solo come un mezzo si svago, un veicolo per passeggiare senza meta, tanto che sono previste in zone in cui nessun cittadino ha bisogno di recarsi quotidianamente. La bicicletta viene considerata solo nella sua funzione turistica, non come una valida alternativa all’auto, come invece accade in tante altre città italiane e europee. Meno che mai viene considerata come parte di un sistema di spostamento complesso ed efficiente (autobus più bici, treno più bici, auto più bici). Ma così non si va lontano.

Amos Cardia (1 dicembre 2004)