Chi siamo

Iniziative

Documenti

Stampa

Contatti

Links

Mondo

Home

Rassegna stampa

Febbraio 2007


  • 16 febbraio 2007 No alla base di Vicenza  [...]

  • 18 febbraio 2007 Basi di pace, non di guerra [...]

  • 18 febbraio 2007 Un pacifico corteo di pacifisti  [...]

  • 18 febbraio 2007 Contro le basi americane in centinaia manifestano per le vie di cagliari  [...]




No alla base di Vicenza

NO ALLA BASE DI VICENZA

CAGLIARI.

In città come a Vicenza: tutti in piazza per dire «no» all’ampliamento della base Usa nella cittadina del nord Italia, e «no» alle politiche belligerantì che anche questo governo di centro-sinistra sembra non voler mollare. Domani, mentre centinaia di sardi saranno alla manifestazione vicentina, Cagliari manifesterà la sua solidarietà con una marcia che partirà alle 16.30 da piazza Costituzione per proseguire lunga le principali vie del centro storico. Un lungo serpentone umano, organizzato da enti e associazioni varie (tra cui Cagliari social forum, Carovana sarda della pace fondazione Asquer, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, Psd'az) per chiedere anche chiarezza sulla situazione delle basi Usa in Sardegna, ed esprimére qualche perplessità sulle recenti dichiarazioni del governo. Spiega Antonello Boassa,  esponente del Cagliari social forum: - Ci sono tre punti su cui al governo chiediamo chiarezza: il primo riguarda la produzione di F35, pericolosissimi perché possono portare bombe atomiche. Il secondo è sulla base di Vicenza: ci parlano di un suo ampliamento ma in realtà si tratta di una nuova base-. Il terzo punto riguarda le intenzioni circa la missione in Afghanistan: - Tutti i militari – v avanti il social forum –alludono alk fatto che in primavera ci sarò un’insurrezione del movimento talebano. Cosa dovranno fare gli italiani?- Una domanda che, purtroppo, trova già una risposta: “Uccidere e farsi uccidere, dice amaro Bassa. Una situazione inquietante, che lo diventa ancora di più alla luce delle ultime prese di posizione del governo: “Sulla manifestazione di domani a Vicenza- continuano dal social forum – il ministro Amato ha fatto dichiarazioni preocupanti: il suo discorso sulla polizia pare alludere alla possibilità che le forze dell’ordine siano autorizzate all’uso dell’illegalità”. Ali organizzatori della marcia di domani sembra che ce ne sia abbastanza per parlare tristemente di un governo più “bellicista” del precedente di centro-destra. E le polemiche non si smorzano quando si puntano gli occhi sul caso Sardegna: «Può bastare - si chiede Mariella Cao, dell'associazione Gettiamo le basi – sentirsi dire che gli americani vanno via dalla Maddalena? O si tratta della solita balla?>. Riferendosi poi al Salto di Quirra, Cao fa sapere: «Ora hanno anche fatto i francobolli da 60 centesimi per festeggiare i fasti del poligono: bisogna solo capire se festeggiano il 30° o il 40° morto di leucemia”.

Da qui un  nuovo e secco “no” alla militarizzazione dell’isola e la “richiesta di desecretazione e disdetta degli accordi bilaterali segreti”. “Chi vuole tutto questo – aggiunge Cao – lo faccia almeno alla luce del sole”. La guardia insomma non si abbassa: fino a quando le basi Usa non saranno solo un brutto ricordo, l’isola, avverte al consigliera comunale Claudia Zuncheddu (Psds’asz), sarà sempre in una situazione di colonialismo militare.

Sabrina Zedda La Nuova Sardegna del 16 febbraio 2007

Vai all'inizio della pagina (top)


Basi di pace, non di guerra

CAGLIARI. Le basi per un qualsiasi futuro non possono essere basi di guerra: contro 1'allargamento del poligono di Vicenza, 300 cagliaritani hanno dato il contributo della città ma protesta che nasce dalla voglia di pace.

Sotto gli occhi vigili ma discreti di polizia e carabinieri il corteo si è formato in piazza Costituzione poco dopo le 17. Un rapido scambio di opinioni poi la sfilata silenziosa, rotta appena da qualche slogan di taglio politico. C'erano bandiere dei Quattro mori, Progetto comunista, il Pdci Sardegna, Cagliari Social forum, Gettiamo le basi, i Cobas e rappresentanti di altre associazioni che nell'ampliamento della base Dal Molin vedono riflessa 1'immagine di una Sardegna che non si è mai rassegnata alla presenza militare. Cinquant'anni possono bastare: e il titolo del volantino che il Cagliari Social forum ha distribuito in piazza poi lungo le vie attraversate dal corteo, fino a via Roma davanti al palazzo del consiglio regionale e al largo Carlo Felice. Cinquant'anni pieni zeppi di guerre, sangue e organizzazione di guerre che hanno coinvolto direttamente o îndirettamente il nostro paese La richiesta che parte da Cagliari è che «vengano liberati e bonificati i siti militari di La Maddalena, Taranto, Livorno, Napoli, La Spezia, Venezia; Domusnovas, Teulada e Sigonella» e che «possano ritornare alle popolazioni per un futuro senza nucleare, uranio impoverito, senza malattia e senza guerra”. Un futuro basato sul dialogo e non sul rafforzamento dei siti militari «a Vicenza come a Quirra e come ovunque». Dove «Il Mediterraneo possa essere un punto di incontro e di scambio fra culture e non un territorio per le attività di guerra» e la Sardegna “non sia più un trampolino di lancio per le guerre degli Stati Uniti o di chiunque altro»: In definitiva perchè «l'articolo 11 della Costituzione italiana, che recita `L'Italia ripudia la guerra' sia rispettato sino in fondo».

Nell'atmosfera di pacifica protesta c'è stato spazio anche per un richiamo ai rappresentanti del partito comunista-indipendentista `A Manca Pro S'Indipendentzia' che si dopo una lunga carcerazione si trovano ancora agli arresti domiciliari, in una Sardegna afflitta da sintomi ancora indefiniti di eversione ma in realtà certamente invasa da armamenti micidiali, basi, poligoni, zone militari e di servitù che ne fanno da mezzo secolo una pîattaforma bellica di importanza strategica internazionale. Che 1'amministrazione regionale guidata da Renato Soru vorrebbe pian piano smantellare per restituire - in linea con un'istanza ormai generale - ai sardi. Se sarà possibile lo dirà il prossimo futuro.

La Nuova Sardegna 18 febbraio 2007


Vai all'inizio della pagina (top)

Un pacifico corteo di pacifisti

Ampio schieramento di forze di polizia. Ma la protesta è stata una passeggiata con slogan

 

Tutto liscio come 1'olio, senza alcuno dei fuori programma in stile G-8 di Genova paventati negli ultimi giorni in molte città italiane forse con troppo allarmismo. Di "black block" e provocatori nemmeno 1'ombra. Solo bandiere e striscioni a favore della chiusura delle basi militari e contro le guerre.

È andata così la manifestazione per le vie del centro, indetta dal Cagliari Social Forum e dalle organizzazioni pacifiste, contro la ratifica da parte del governo Prodi del via libera agli Usa - dato dalla precedente maggioranza di governo - ai lavori di ampliamento della base Nato a Vicenza. Sono stati circa in 350 a darsi appuntamento ieri pomeriggio sotto al Bastione, per poi mettere in atto il composto e colorato corteo che ha impegnato prima viale Regina Margherita, poi via Roma, il largo Carlo Felice fino a piazza Yenne e infine la via Manno per tornare al punto di partenza. Nessun intoppo o imprevisto alla voce "ordine pubblico". . Azzeccata, dunque, la decisione di non saldare i tombini su cui hanno marciato i manifestanti come invece avvenuto nella città veneta per ragioni di sicurezza: anche lì tutto è filato per il verso giusto e adesso bisogna "liberare" i tombini imprigionati per precauzione. Polizia municipale, carabinieri e agenti in borghese della Digos mandati in piazza Costituzione e poi a seguire il corteo non hanno dovuto fare altro che una passeggiata di qualche chilometro, con le auto provenienti dal verso opposto che passavano lente sulla metà della carreggiata lasciata libera dai manifestanti. Giovani cagliaritani, il comitato Gettiamo le Basi, qualche bandiera di Progetto Comunista, Fgci, Arci, Cobas, Rdb: un mix composito ma imparentato sulla parte che riguarda 1'impegno civico contro la presenza militare in Sardegna. Un argomento caldo a proposito del quale il segretario regionale dei Comunisti Italiani Claudio Giorgi, pure lui in corteo, ha precisato: «La chiusura delle basi milîtari in Sardegna deve essere preceduta dalla pianificazione di un'alternativa di lavoro per quei sardi che campano grazie alla presenza dello Stato attraverso 1'Esercito». Il numero uno del Pdci sardo ha poi elogiato la filosofia applicata dalla Regione per quanto riguarda lo smantellamento delle basi: «Soru avrà il nostro appoggio», ha affermato. Dunque manifestazione pacifica non solo nei presupposti ma anche nei fatti. Poca o nulla, a onor del vero, la partecipazione al corteo da quella parte trasversale di cittadini disimpegnata politicamente. Forse ha suscitato più interesse lo shopping del sabato pomeriggio. Edoardo Pisano Il Sardegna del 18 febbraio 2007

Vai all'inizio della pagina (top)

Contro le basi americane in centinaia manifestan per le vie di Cagliari

«Siamo qui per esprimere la nostra vicinanza ai cittadini di Vicenza, ma anche per rimarcare il fatto che non ha più senso avere basi militari nelle nostre terre». Claudio Giorgi, segretario Pdci, ha riassunto gran parte del pensiero dei circa cinquecento pacifisti (duecento secondo la questura) che hanno sfilato a Cagliari. In testa al corteo il Cagliari social forum e l'associazione antimilitarista «Gettiamo le basi» che ha incontrato ad Alessandria i collettivi vicentini, fondendo le due questioni in un battaglia comune. Presenti anche le sigle sindacali Cobas e Adb Cub. «Quella della base Dal Molin è una causa anche nostra» ha commentato il consigliere comunale cagliaritano del Psd'Az Claudia Zuncheddu, medico. «In Sardegna stiamo vivendo un periodo di grande conflittualità e sembra che progressivamente il popolo sardo si stia ammalando per la presenza dei poligoni e per le esercitazioni. Ancora stentiamo a credere che gli americani se ne vadano da La maddalena.

L’Unione sarda 18 febbraio

Vai all'inizio della pagina (top)