No alla base di Vicenza
NO
ALLA BASE DI VICENZA
CAGLIARI.
In
città come a Vicenza: tutti in piazza per dire «no» all’ampliamento della base
Usa nella cittadina del nord Italia, e «no» alle politiche belligerantì che
anche questo governo di centro-sinistra sembra non voler mollare. Domani,
mentre centinaia di sardi saranno alla manifestazione vicentina, Cagliari
manifesterà la sua solidarietà con una marcia che partirà alle 16.30 da piazza
Costituzione per proseguire lunga le principali vie del centro storico. Un
lungo serpentone umano, organizzato da enti e associazioni varie (tra cui
Cagliari social forum, Carovana sarda della pace fondazione Asquer, Rifondazione
comunista, Comunisti italiani, Psd'az) per chiedere anche chiarezza sulla
situazione delle basi Usa in Sardegna, ed esprimére qualche perplessità sulle
recenti dichiarazioni del governo. Spiega Antonello Boassa, esponente del Cagliari social forum: - Ci sono
tre punti su cui al governo chiediamo chiarezza: il primo riguarda la
produzione di F35, pericolosissimi perché possono portare bombe atomiche. Il
secondo è sulla base di Vicenza: ci parlano di un suo ampliamento ma in realtà
si tratta di una nuova base-. Il terzo punto riguarda le intenzioni circa la
missione in Afghanistan: - Tutti i militari – v avanti il social forum
–alludono alk fatto che in primavera ci sarò un’insurrezione del movimento
talebano. Cosa dovranno fare gli italiani?- Una domanda che, purtroppo, trova
già una risposta: “Uccidere e farsi uccidere, dice amaro Bassa. Una situazione
inquietante, che lo diventa ancora di più alla luce delle ultime prese di
posizione del governo: “Sulla manifestazione di domani a Vicenza- continuano
dal social forum – il ministro Amato ha fatto dichiarazioni preocupanti: il suo
discorso sulla polizia pare alludere alla possibilità che le forze dell’ordine
siano autorizzate all’uso dell’illegalità”. Ali organizzatori della marcia di
domani sembra che ce ne sia abbastanza per parlare tristemente di un governo
più “bellicista” del precedente di centro-destra. E le polemiche non si
smorzano quando si puntano gli occhi sul caso Sardegna: «Può bastare - si
chiede Mariella Cao, dell'associazione Gettiamo le basi – sentirsi dire che gli
americani vanno via dalla Maddalena? O si tratta della solita balla?>.
Riferendosi poi al Salto di Quirra, Cao fa sapere: «Ora hanno anche fatto i
francobolli da 60 centesimi per festeggiare i fasti del poligono: bisogna solo
capire se festeggiano il 30° o il 40° morto di leucemia”.
Da
qui un nuovo e secco “no” alla
militarizzazione dell’isola e la “richiesta di desecretazione e disdetta degli
accordi bilaterali segreti”. “Chi vuole tutto questo – aggiunge Cao – lo faccia
almeno alla luce del sole”. La guardia insomma non si abbassa: fino a quando le
basi Usa non saranno solo un brutto ricordo, l’isola, avverte al consigliera
comunale Claudia Zuncheddu (Psds’asz), sarà sempre in una situazione di
colonialismo militare.
Sabrina Zedda La Nuova Sardegna del 16 febbraio
2007
Basi di pace, non di guerra
CAGLIARI.
Le basi per un qualsiasi futuro non possono essere basi di guerra: contro
1'allargamento del poligono di Vicenza, 300 cagliaritani hanno dato il contributo
della città ma protesta che nasce dalla voglia di pace.
Sotto
gli occhi vigili ma discreti di polizia e carabinieri il corteo si è formato in
piazza Costituzione poco dopo le 17. Un rapido scambio di opinioni poi la sfilata
silenziosa, rotta appena da qualche slogan di taglio politico. C'erano bandiere
dei Quattro mori, Progetto comunista, il Pdci Sardegna, Cagliari Social forum,
Gettiamo le basi, i Cobas e rappresentanti di altre associazioni che
nell'ampliamento della base Dal Molin vedono riflessa 1'immagine di una
Sardegna che non si è mai rassegnata alla presenza militare. Cinquant'anni possono
bastare: e il titolo del volantino che il Cagliari Social forum ha distribuito
in piazza poi lungo le vie attraversate dal corteo, fino a via Roma davanti al
palazzo del consiglio regionale e al largo Carlo Felice. Cinquant'anni pieni
zeppi di guerre, sangue e organizzazione di guerre che hanno coinvolto
direttamente o îndirettamente il nostro paese La richiesta che parte da
Cagliari è che «vengano liberati e bonificati i siti militari di La Maddalena, Taranto,
Livorno, Napoli, La Spezia,
Venezia; Domusnovas, Teulada e Sigonella» e che «possano ritornare alle
popolazioni per un futuro senza nucleare, uranio impoverito, senza malattia e
senza guerra”. Un futuro basato sul dialogo e non sul rafforzamento dei siti
militari «a Vicenza come a Quirra e come ovunque». Dove «Il Mediterraneo possa
essere un punto di incontro e di scambio fra culture e non un territorio per le
attività di guerra» e la
Sardegna “non sia più un trampolino di lancio per le guerre
degli Stati Uniti o di chiunque altro»: In definitiva perchè «l'articolo 11
della Costituzione italiana, che recita `L'Italia ripudia la guerra' sia
rispettato sino in fondo».
Nell'atmosfera
di pacifica protesta c'è stato spazio anche per un richiamo ai rappresentanti
del partito comunista-indipendentista `A Manca Pro S'Indipendentzia' che si
dopo una lunga carcerazione si trovano ancora agli arresti domiciliari, in una
Sardegna afflitta da sintomi ancora indefiniti di eversione ma in realtà
certamente invasa da armamenti micidiali, basi, poligoni, zone militari e di
servitù che ne fanno da mezzo secolo una pîattaforma bellica di importanza
strategica internazionale. Che 1'amministrazione regionale guidata da Renato
Soru vorrebbe pian piano smantellare per restituire - in linea con un'istanza
ormai generale - ai sardi. Se sarà possibile lo dirà il prossimo futuro.
La Nuova Sardegna 18 febbraio 2007
Un pacifico corteo di pacifisti
Ampio
schieramento di forze di polizia. Ma la protesta è stata una passeggiata con slogan
Tutto
liscio come 1'olio, senza alcuno dei fuori programma in stile G-8 di Genova
paventati negli ultimi giorni in molte città italiane forse con troppo
allarmismo. Di "black block" e provocatori nemmeno 1'ombra. Solo
bandiere e striscioni a favore della chiusura delle basi militari e contro le
guerre.
È andata
così la manifestazione per le vie del centro, indetta dal Cagliari Social Forum
e dalle organizzazioni pacifiste, contro la ratifica da parte del governo Prodi
del via libera agli Usa - dato dalla precedente maggioranza di governo - ai
lavori di ampliamento della base Nato a Vicenza. Sono stati circa in 350 a darsi appuntamento ieri
pomeriggio sotto al Bastione, per poi mettere in atto il composto e colorato
corteo che ha impegnato prima viale Regina Margherita, poi via Roma, il largo
Carlo Felice fino a piazza Yenne e infine la via Manno per tornare al punto di
partenza. Nessun intoppo o imprevisto alla voce "ordine pubblico". .
Azzeccata, dunque, la decisione di non saldare i tombini su cui hanno marciato
i manifestanti come invece avvenuto nella città veneta per ragioni di
sicurezza: anche lì tutto è filato per il verso giusto e adesso bisogna
"liberare" i tombini imprigionati per precauzione. Polizia
municipale, carabinieri e agenti in borghese della Digos mandati in piazza
Costituzione e poi a seguire il corteo non hanno dovuto fare altro che una
passeggiata di qualche chilometro, con le auto provenienti dal verso opposto
che passavano lente sulla metà della carreggiata lasciata libera dai manifestanti.
Giovani cagliaritani, il comitato Gettiamo le Basi, qualche bandiera di
Progetto Comunista, Fgci, Arci, Cobas, Rdb: un mix composito ma imparentato
sulla parte che riguarda 1'impegno civico contro la presenza militare in
Sardegna. Un argomento caldo a proposito del quale il segretario regionale dei
Comunisti Italiani Claudio Giorgi, pure lui in corteo, ha precisato: «La
chiusura delle basi milîtari in Sardegna deve essere preceduta dalla pianificazione
di un'alternativa di lavoro per quei sardi che campano grazie alla presenza
dello Stato attraverso 1'Esercito». Il numero uno del Pdci sardo ha poi
elogiato la filosofia applicata dalla Regione per quanto riguarda lo
smantellamento delle basi: «Soru avrà il nostro appoggio», ha affermato. Dunque
manifestazione pacifica non solo nei presupposti ma anche nei fatti. Poca o
nulla, a onor del vero, la partecipazione al corteo da quella parte trasversale
di cittadini disimpegnata politicamente. Forse ha suscitato più interesse lo
shopping del sabato pomeriggio. Edoardo Pisano Il Sardegna del 18 febbraio 2007
Contro le basi americane in centinaia manifestan per le vie di Cagliari
«Siamo
qui per esprimere la nostra vicinanza ai cittadini di Vicenza, ma anche per
rimarcare il fatto che non ha più senso avere basi militari nelle nostre
terre». Claudio Giorgi, segretario Pdci, ha riassunto gran parte del pensiero
dei circa cinquecento pacifisti (duecento secondo la questura) che hanno
sfilato a Cagliari. In testa al corteo il Cagliari social forum e
l'associazione antimilitarista «Gettiamo le basi» che ha incontrato ad
Alessandria i collettivi vicentini, fondendo le due questioni in un battaglia
comune. Presenti anche le sigle sindacali Cobas e Adb Cub. «Quella della base
Dal Molin è una causa anche nostra» ha commentato il consigliere comunale
cagliaritano del Psd'Az Claudia Zuncheddu, medico. «In Sardegna stiamo vivendo
un periodo di grande conflittualità e sembra che progressivamente il popolo
sardo si stia ammalando per la presenza dei poligoni e per le esercitazioni.
Ancora stentiamo a credere che gli americani se ne vadano da La maddalena.
L’Unione sarda 18 febbraio