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Gennaio 2006


  • 30 gennaio 2006 Strada pericolosa per la sicurezza [...]

  • 29 gennaio 2006 Manifestazione a Tuvixeddu [...]

  • 29 gennaio 2006 Bisogna rivedere il progetto del tunnel di Tuvumannu [...]

  • 28 gennaio 2006 Contro gli scavi di Tuvixeddu interrogazioni e sit-in popolari [...] 

  • 28 gennaio 2006 Smottamenti in via Castelli [...]

  • 27 gennaio 2006 Il muro cede ancora. La protesta entra nel tunnel della paura [...]

  • 26 gennaio 2006 È pericoloso, sospendiamo quel tunnel [...]

  • 26 gennaio 2006 I comitati contro il disinteresse [...]

  • 26 gennaio 2006 Gli abitanti bloccano i lavori del tunnel: "Ridateci i giardini" [...]

  • 25 gennaio 2006 Via Castelli, vita da bombardati [...]

  • 24 gennaio 2006 Il tunnel? Inutile e anche pericoloso [...] 

  • 21 gennaio 2006 Rifondazione attacca l'ecomostro: «Fermatelo» [...]

  • 21 gennaio 2006 Tunnel a Tuvumannu, crolla una parete [...] 

  • 21 gennaio 2006 Le scuse di Floris ai cittadini: “Non mi sono fatto capire” [...]




Strada pericolosa per la sicurezza

Dopo le proteste e le richieste d'intervento alla Regione, nuova iniziativa per fermare i lavori sul colle di Tuvumannu.

Il gruppo d'intervento giuridico: «Strada pericolosa per la sicurezza»

CAGLIARI. Un esposto alla magistratura è stato presentato per il tunnel che condurrà a Tuvixeddu. Il ricorso, spedito anche alle pubbliche amministrazioni interessate, è stato fatto dal Gruppo di intervento giuridico e dagli Amici della terra, ed è relativo ai «cedimenti del terreno immediatamente continguo ai palazzi di via Castelli», che stanno creando “notevole allarme sociale”.

L'esposto interessa il primo lotto della strada di scorrimento veloce che da via Cadello dovrebbe arrivare sino a via San Paolo. E che prevede anche un tunnel che da un'area adiacente a via Castelli dovrebbe arrivare sino a vi a Is Maglias per poi confluire nella curva di via Vittorio Veneto. Già nel novembre dello scorso anno il consiglio dei docenti del circolo didattico "Is Mirrionis" e le associazioni ecologiste che hanno presentato 1'esposto erano corsi in aiuto della scuola elementare "Italo Stagno", «anch'essa fortemente minacciata dai lavori in corso per la realizzazione del tunnel». L'imbocco del sotto passaggio delle auto sarà infatti contiguo alla scuola, «con tutti gli evidenti, quanto ovvi, pesanti impatti ambientali e sulla sicurezza, nonché sulla stessa didattica».

Per questo motivo al presidente della Regione, agli assessori regionali della Difesa del1'ambiente e dei Beni culturali e al sindaco le due organizzazioni ambientaliste avevano rivolto un'istanza per la sospensione dei lavori e «la predisposizione di un'adeguata variante progettuale» volta alla «mitigazione dell'impatto ambientale e del miglioramento della sicurezza». Il problema, però, è che questa strada, affermano, appare avere oggi «ben poca se non nulla utilità». Dopo diverse proteste nell'ottobre scorso venne infatti concluso un accordo informale tra la Regione, il Comune e 1'impresa che sta facendo i lavori. Intesa che prevede fra i vari punti, «sostanzialmente 1'eliminazione del secondo e terzo lotto del detto progetto viario». Il che rende il primo lotto «inutile». Ma visto che per questo modulo, precisano gli ambientalisti, «un annullamento totale dell'opera appare difficile, pur essendo la soluzione logica, la mitigazione dell'impatto ambientale e il miglioramento della sicurezza emergono come i minimi correttivi da fare per rendere quest'opera pubblica meno indecente ed offensiva per la collettività cagliaritana».

La Nuova Sardegna 30 gennaio 2006

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MANIFESTAZIONE A TUVIXEDDU


Quel tunnel è inutile e pericoloso

Legambiente: «I,a strada va contro il piano paesaggistico regionale»

CAGLIARI. In via Vittorio Veneto c'è una curva molto stretta, dove ieri Legambiente ha tenuto la conferenza stampa. L'obiettivo è dire «no» alla strada che, tramite un tunnel vicino a via Castelli, terminerà «proprio nella curva di via Vittorio Veneto. Per noi quest'arteria è assurda anche dal punto di vista della viabilità», hanno spiegato Vincenzo Tiana, responsabile regionale dell'associazione, e Cinzia Frau dello stesso gruppo.

Ieri mattina all'incontro c'erano anche i consiglieri regionali Luciano Uras (Rifonazione comunista) e Giovanna Cerina (Progetto Sardegna) che si sono impegnati a promuovere un incontro congiunto tra Legambiente e le commissioni all'Urbanistica e alla Cultura. La strada contestata interessa Tuvumannu e Tuvixeddu ed è complementare al progetto integrato dei due colli. Nello stesso tempo, però, il primo colle è sottoposto a un vincolo paesaggistico dal 1997 e il secondo da quello archeologico del 1996. «In più: il nuovo piano paesistico regionale ha individuato una norma hanno precisato Tiana e Frau - che dice che c'è un'area di rispetto per i beni archeologici di duecento metri. Il che significa che il vincolo archeologico passa all'interno del così detto canyon di Tuvixeddu (costruito a suo tempo per permettere il passaggio del materiale di cava da Tuvumannu alla cementeria che si trovava a valle - ndr). Ora, visto che la strada deve passare lì, viola in vincolo. Inoltre una amministrazione comunale che sta andando al suo rinnovo avrebbe dovuto avere la sensibilità di non far partire 1'appalto». E ancora: nella scheda d'ambito sul Golfo di Cagliari del piano regionale «un elemento fondamentale del sistema è la dorsale dei colli, matrice geomorfologica cui corrisponde la stratificazione storica degli insediamenti, ininterrotta dall'antico al contemporaneo; e in cui viene individuata anche 1'area del colle di Tuvixeddu con la necropoli fenicio-punica».

Nonostante questo, però, e «seppure sia evidente la volontà di salvaguardia rigorosa e di valorizzazione del colle di Tuvixeddu espressa dalla giunta regionale - hanno affermato i consiglieri comunali Piero Comandini (Sdi) e Paolo Frau (Ds) - il Comune, con assoluta indifferenza, continua a costruire il tunnel a Tuvumannu che entrerà nel `canyon' di Tuvixeddu e sfiorerà 1'area archeologica non a duecento ma bensì a pochi metri». Durante 1'incontro di ieri è stato anche precisato «che il terzo lotto (viadotto su Sant'Avendrace) non sarà finanziato dalla Regione, che ha accolto in tal modo le forti proteste, per cui è doveroso rivedere tutto il progetto». Il Comune invece, ha sottolineato Legambiente, «ha scelto una soluzione disastrosa prevedendo di scaricare tutto il traffico su via Vittorio Veneto, in una strada tortuosa e stretta che dovrebbe garantire un traffico da "scorrimento veloce"; e ha previsto la realizzazione di un parcheggio nell'area archeologica. Per questo è opportuno fermare i lavori di costruzione del tunnel, inutile, dannoso e pericoloso, per evitare ulteriori stravolgimenti del colle che pregiudicherebbero la istituzione del parco archeologico e paesaggistico».

Tiana, Frua e Toni Corona (presidente del circolo di Legambiente "Il Grillo") hanno chiesto 1'intervento della Regione in quanto «esiste una totale incompatibilità con le norme del piano paesaggistico regionale, che indica il sistema dei Colli cagliaritani come elemento fortemente caratterizzante 1'identità della città». E domandato alla sovrintendenza archeologica «che riveda il parere che aveva dato in precedenza per la strada e che noi - vista tutta la storia - riteniamo che sia stato rilasciato con un po’ di leggerezza».

Roberto Paracchini, La Nuova Sardegna 29 gennaio 2006

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Smottamenti in via Castelli


Approda in Regione la vicenda degli smottamenti nella zona di via Castelli in concomitanza dei lavori di scavo del tunnel per il collegamento fra Asse mediano di scorrimento e via San Paolo. Il consigliere diessino Silvio Cherchi ha presentato un'interpellanza alla Giunta, chiedendo di tutelare 1'incolumità pubblica e la . sicurezza dei lavoratori e di esaminare soluzioni alternative al tunnel.

L’Unione Sarda, 28 gennaio 2006

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Bisogna rivedere il progetto del tunnel di Tuvumannu


Proposta di Legambiente “Bisogna rivedere il progetto del tunnel di Tuvumannu”

Una variante che peggiora le cose, un progetto che va contro il Piano paesaggistico della Regione e dei crolli che mettono a rischio 1'incolumità dei residenti: Questi i motivi che ci spingono a chiedere di rivedere il progetto del tunnel Tuvixeddu-Tuvumannu», hanno detto ieri i rappresentanti di Legaambiente, capeggiati dal presidente Vincenzo Tiana, «ribadendo comunque la, nostra contrarietà a un intervento che mette a rischio un territorio dal grande valore ambientale». Durante 1'incontro, alla presenza anche di esponenti    politici, con i componenti della commissione regionale all'Urbanistica, Luciano Uras e Giovanna Cerina (che solleveranno la questione in Commissione), 1'associazione ambientalista ha illustrato le sue perplessità sul progetto comunale, finanziato dalla Regione: «Proprio 1'amministrazione regionale - ha sottolineato Tiana - ha indicato, nel Piano paesaggistico, la dorsale dei Colli nel territorio comunale, come bene da tutelare. Inserendo un limite di costruzione di 200 metri. È possibile che questo progetto possa andare avanti così come è stato concepito? Chiediamo alla Regione che faccia valere le norme del Piano». Il secondo capo d'accusa è la variante al progetto, predisposta dall'assessorato comunale all'Urbanistica, dopo lo stop al terzo lotto (quello che prevedeva il viadotto sopra via Sant'Avendrace, con la demolizione di parte del liceo Siotto): «Si è studiato - ha evidenziato Antonello Gregorini - di far sbucare la strada nel tornante di via Vittorio Veneto. In poche parole il traffico di via Cadello passerà per il tunnel, per finire in una strada di quartiere, stretta e con molte curve come via Vittorio Veneto. Con questa variante si rischia di peggiorare le cose». «Senza contare - ha aggiunto Tiana - che passerebbe accanto alla zona archeologica e che si vorrebbe risolvere la mole di traffico con una rotatoria». Insomma se proprio non si vuole bloccare il progetto, «che almeno si riveda».

Accanto ai problemi di progettazione, ambientali e di urbanistica, 1'associazione ha denunciato i recenti problemi sorti a causa dei lavori: «Ci sono stati degli smottamenti ha spiegato il presidente di Lega Ambiente - e un edificio di via Castelli è stato transennato, tanto da rendere necessario 1'intervento dei Vigili del fuoco». Ora la questione verrà portata in Regione dai due consiglieri regionali, e in Provincia, dal1'assessore Piero Comandini, presente all'incontro di ieri. (m. v.)

L’Unione Sarda 29 gennaio 2006

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Contro gli scavi di Tuvixeddu interrogazioni e sit-in popolari

CAGLIARI. Picchetti e striscioni davanti all'ingresso del cantiere in segno di rabbia? Scontati, meglio passare a maniere ancor più forti come scendere a piedi nel cuore degli scavi, e far sì che gli operai non possano lavorare. Il Comitato contro il tunnel inutile ieri ha fatto anche questo. Portandosi dietro, nella sua ennesima protesta, anche gli abitanti di via Castelli: preoccupati perché allo scossone della scorsa settimana nei palazzi, è seguito 1'altro giorno uno smottamento a ridosso dei giardini. Proprio sotto le loro finestre. La nuova giornata di lotta è cominciata con nuovi striscioni di protesta. Ma non quelli di sempre: quadrati bianchi, con scritte nere, appesi alle finestre delle case di via Castelli, per dire “no al tunnel”.

E alla sommità dei palazzi lo striscione più grande di tutti: «Fermiamo lo scempio!!!», visibile a metri di distanza. «L'altro ieri c'è stato un nuovo guaio - raccontano con rabbia i residenti -. Scava che scava, ha ceduto un costone di roccia proprio sotto i nostri giardini»

Un fatto che ha aumentato non di poco le preoccupazioni già esistenti. E che ha causato grane anche all'impresa che porta avanti i lavori, costretta a mollare il solito tr:an tran per rinforzare la parete rocciosa in cui è avvenuto lo smottamento, e circondare di nastri rossi i giardini delle palazzine popolari.

«Un bel guaio, non siamo più padroni neppure in casa nostra - è lo sfogo di Ignazia Onnis, una residente - Dico: qui non abbiamo un telefono pubblico, né una bottega, né altro, e proprio a scavare per fare il tunnel dovevano pensare?». Le dà man forte Marisa Depau, esponente dei diesse in consiglio comunale: «Ora hanno reso inaccessibili i giardini, dove tra 1'altro 1'intenzione è quella di costruire un varco pedonale - dice Gli abitanti di tutto questo non sono stati avvertiti: stiamo assistendo ad abusi su abusi>.

Per questo, sulla questione, la stessa Marisa Depau nella seduta del consiglio comunale di martedì presenterà un'interrogazione urgente. Un'occasione in cui si cercherà di chiarire molte cose, e a cui saranno presenti parecchi degli abitanti di via Castelli, pronti a reclamare i diritti a vivere in un quartiere meglio attrezzato e negati per tanti anni.

La protesta va avanti dunque, e se ieri dopo 1'intervento di due uomini dei carabinieri, i manifestanti hanno abbandonato 1'area dei lavori, da lunedì se ne potrebbero vedere delle belle: «Verremo qui ogni giorno sinché i lavori non saranno fermati», promette il Comitato.

Intanto sulla questione intervengono anche i consiglieri regionali Luciano Uras (Rifondazione) e Silvio Cherchi. «Nonostante le nostre ripetute interrogazioni la Regione tace», denuncia Uras. Silvio Cherchi, rivolgendosi al presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu, chiede invece «quali iniziative la Regione voglia prendere per intervenire sull'amministrazione di Cagliari, sollecitando se necessario, prefettura e vigili del fuoco».

Sabrina Zedda La Nuova Sardegna 28 gennaio 2006

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 Il muro cede ancora. La protesta entra nel tunnel della paura


Il tecnico del comune: "Gli inconvenienti ci sono"

Il Giornale di Sardegna 27 gennaio 2006

Residenti dentro il cantiere. Interpellanza in consiglio regionale del diessino Silvio Cherchi

Elisabetta Floris

La protesta entra nel tunnel della paura, un tempo definito ecomostro, ora strada inutile. E pericolosa. La pensano così in via Castelli: gli abitanti delle case popolari che sorgono a ridosso dello scavo sono entrati nel cantiere, cercando di bloccare i lavori. Un altro grosso crollo ha seminato il panico: la paura è che, andando avanti così, vengano giù anche i palazzi, che già hanno i muri con le crepe. Una protesta rientrata con 1'arrivo dei carabinieri, che hanno fatto sgomberare 1'area recintata. E mentre i cittadini erano per strada, Silvio Cherchi, consigliere regionale Ds, ha firmato un'interpellanza indirizzata al presidente del consiglio regionale. Il progetto è inutile, di grave impatto ambientale e pericoloso. Ecco quanto ha scritto 1'esponente della Quercia. Una denuncia politica che segue quella dei consiglieri regionali di Rifondazione Comunista e di quelli comunali Gianni Loy e Ben Amara. Un fronte compatto contro una strada .sempre più inutile e che, a sentire gli inquilini di via Castelli, sta mettendo a repentaglio la sicurezza di decine di famiglie. Timori non smentiti da Guglielmo Carletti, responsabile della sicurezza all'interno del cantiere: «Non escludo che queste abitazioni rischino di crollare: noi abbiamo un progetto dove hanno garantito la massima sicurezza, ma possono capitare degli inconvenienti come lo smottamento dell'altro giorno». Una risposta che non ha nulla di rassicurante. «È già pronta la denuncia da presentare alla Procura», dichiara imbufalita Annamària Colombu, abitante di via Castelli, «siamo terrorizzati dal pensiero che precipiti il nostro palazzo, ma se così non fosse una volta realizzato il tunnel, che aria respireremo noi e i nostri figli?».

A metà mattina arrivano puntuali i carabinieri per risolvere la situazione. I manifestanti escono dal gigantesco scavo, anche perché rimanere lì senza un casco di protezione risultava. pericoloso. Ma indignati promettono di ritornare lunedì mattina e di irrompere martedì sera in consiglio comunale per fermare uno scempio inaccettabile. «Perché questo tunnel non lo sistemano a ridosso delle mega ville che costruiranno?», afferma . Marisa Depau consigliere comunale, «servirà da spartiacque tra 1'edilizia popolare e quella dei ricchi».

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Via Castelli, vita da bombardati

I lavori per il tunnel: Frastuono, polvere, divieti e il timore diffuso di crolli improvvisi sui costoni.

E gli abitanti protestano: «La sicurezza non è garantita»

CAGLIARI. Sconcerto, paura, preoccupazione, un malessere che si taglia a fette: gli abitanti delle palazzine popolari di via Castelli guardano al fossato scavato quasi sotto le loro case, quello in cui dovrà passare il tunnel che collegherà via Cadello e via Is Maglias. Non riescono a darsi pace: dopo le scosse dei giorni scorsi, quando durante i lavori gli operai del cantiere hanno urtato una caldaia facendo tremare i palazzi, il timore si è diffuso insieme alla protesta. Non è servito a nulla 1'intervento dei vigili del fuoco: è arrivata la garanzia che non c'è nulla da temere. Ma chi vive in questo ghetto, tra palazzine luride dai colori verde e giallo pastello, non si sente affatto tranquillò.

 «Da dicembre ogni giorno è la stessa storia - è lo sfogo di Vittorio, operaio edile - alle otto arrivano gli operai e da quel momento comincia 1'inferno: scavatrici in azione, camion carichi di materiali che vanno e che vengono. La tranquillità arriva solo a mezzogiorno con la pausa pranzo. E dalle 13.30 si ricomincia, sino alle 17». Un frastuono che ha tolto il sonno a molti: se la mattina chi vuol stare sotto le coperte è costretto a bruschi risvegli, il pomeriggio non va meglio a chi cerca di recuperare il riposo perduto. «Nella nostra famiglia - continua Vittorio - dove le stanze da letto danno proprio davanti al cantiere, per dormire ci siamo dovuti trasferire in un'altra parte della casa».

Ma tant'è: i lavori ci sono e nessun può certo pretendere che vadano avanti nel silenzio. Quel che disturba davvero è la paura, il pericolo che tutti prevedono da venerdì, quando 1'impresa ha urtato una caldaia ormai fuori uso, che ha fatto tremare il pavimento in diverse palazzine: «E' accaduto verso mezzogiorno - ricorda Susanna De Martis - in quel momento molti erano in giro per fare spese. Ma per chi stava in casa sono stati momenti di terrore, L'urto probabilmente s'è ripercosso nelle tubature collegate ad ogni appartamento, facendo temere il peggio». E probabilmente, raccontano da queste parti, hanno temuto gli stessi operai: «Da lì continua De Martis - hanno cominciato a puntellare il recinto del fossato e hanno isolato 1'area con metri di nastro rosso, la parte del giardino in cui si trova la caldaia. Accorgimenti che forse avrebbero dovuto prendere prima». Ma ormai il guaio è fatto.

All'episodio dell'altro giorno gli abitanti di via Castelli hanno sommato le preoccupazioni di Legambiente secondo cui «per voler fare i lavori in tempi rapidi si stanno creando situazioni carenti nella sicurezza».

La fretta è evidente: basta un'occhiata per rilevare la differenza tra 1'attuale stato dei lavori e quello di poco più di un mese fa, quando il cantiere è stato aperto. Una visuale che sorprende in una città dove i lavori vanno avanti su tempi biblici.

«Non sono contrario al tunnel, anzi forse sarà finalmente 1'occasione perché via Castelli esca dal suo isolamento - afferma Giannino Murgia, 28 anni, che vive all'ultimo piano di una di queste palazzi

ne - mi chiedo però quali criteri siano stati usati. Cosa può aver spinto a scavare proprio sotto le nostre finestre? Ne approfittano perché viviamo in case popolari e nessuno ci difende. Fossero state case private, nessuno avrebbe azzardato tanto». Eppure, per altri versi, la democrazia trionfa: pochi passi più in là, i disagi sono arrivati anche per alcune eleganti palazzine private di via Is Maglias, da ieri isolate a metà per via di un'ordinanza comunale che vieta sino al 20 giugno la sosta su ambo i lati e il transito, un divieto esteso anche a via Castelli.

Una ragione c'è. Si tratta di una misura presa per creare meno ostacoli al cantiere del tunnel inutile, ma che non è piaciuta affatto ai residenti. che ieri al momento d'uscire di casa per andare al lavoro hanno trovato 1'amara sorpresa: «Siamo costretti a fare un giro folle - si lamenta Alberto Frau - almeno avrebbero potuto mettere una segnaletica adeguata per farci capire dove dovremo passare». Niente, nessuna segnaletica, nessuna attenzione per chi ha fastidi e niente da guadagnare. Solo disagi. E il malessere cresce.

Sabrina Zedda La Nuova Sardegna 25 gennaio 2006

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 È pericoloso, sospendiamo quel tunnel

La Nuova Sardegna

Consiglio comunale, interrogazione sulla strada per Tuvixeddu

CAGLIARI.

“Il Comune sospenda i lavori per il tunnel che conduce a Tuvixeddu”. La richiesta è stata fatta ieri sera in consiglio comunale durante una interrogazione presentata da Gianni Loy (gruppo misto). Il consigliere ha mostrato come nell'area di via Castelli, dove sono iniziati i lavori, vi sia stata recentemente una frana e sottolineato come lo scavo passa vicino a un giardino condominiale, che è stato requisito. Da qui la richiesta di sospensione per ulteriori controlli. L'assessore Gianni Campus (Urbanistica) ha spiegato Campus, che i lavori sono nella normalità perché le contestazioni erano sorte solo per il terzo modulo della strada, relativo alla parte sopraelevata che avrebbe intercettato il liceo Siotto. Lotto, questo, per il quale la Regione ha deciso di non dare il finanziamento. E l'impresa, «pur essendosi aggiudicato 1'appalto, senza alcun contenzioso, ha deciso di andare avanti coi primi due lotti, che hanno una loro funzione e che servono per collegare 1'area». Inoltre, ha informato 1'assessore, per i pericoli di frane, il direttore dei lavori ha fatto un sopralluogo al cantiere e chiesto all'impresa di fare ulteriori verifiche sulla sicurezza.

Il sindaco Emilio Floris ha poi precisato che il Comune aveva deciso autonomamente di procedere ai sopralluoghi. Durante il dibattito sono intervenuti Gianni Chessa (Udc): «Riqualifichiamo il terreno»; Paolo Frau (Ds): «Sospendiamo per una settimana»; Pierandrea Lippi Serra (Forza Italia): «Preoccupazioni legittime ma non le conclusioni»; Piergirogio Meloni (Ds): «Se si chiedono della verifiche, significa che ci sono problemi»; Salvatore Mereu (Forza Italia): «L'impresa è troppo veloce». Onorio Petrini (Forza Italia): «II terreno è solido, continuino i lavori».

A fine seduta il Consiglio ha votato i componenti della commissione elettorale: Alessio Mereu (Riformatori), Ugo Storelli (Forza Italia), Gialeto Floris (An) e Lorenzo Cozzolino (Margherita).

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 I comitati contro il disinteresse

Ora i cittadini chiedono di decidere sui loro quartieri

CAGLIARI.

L'ultimo nato è il Comitato di via Malfidano, un gruppo di cittadini sul piede di guerra perché davanti alle loro case, dove ora c'è una piccola striscia di verde, il Comune vorrebbe costruire dei palazzi. Al di là della vicenda di cronaca, anche stavolta la caratteristica è la voglia di "partecipare" di chi, insieme agli altri, sfida il potere per difendere la propria causa, in quel fenomeno recente definito "democrazia partecipata". Impegno che ha conosciuto i suoi momenti più forti durante la battaglia contro il parcheggio di via Manzoni e in quella precedente contro il taglio degli alberi ipotizzati in piazza Giovanni XIII.

Da una parte i cittadini, dall'altra chi amministra la cosa pubblica. In mezzo un vuoto. Di comunicazione, soprattutto. Che cosa succede? Andrea Muscas, che guida la protesta degli abitanti di via Malfidano, ha una sua teoria: «Quand'ero giovane - dice - la partecipazione dei cittadini alle scelte politiche era più forte. Col passare degli anni invece, s'è assistito a uno scollamento tra chi vive, e chi dirige. E ora, si sente il bisogno di riconquistare il terreno perduto».

Guai però a muoversi da soli: il singolo cittadino, continua Muscas, ha grandi difficoltà a far valere i suoi diritti. Così, si combatte tutti uniti, possibilmente guidati da uno o più leader. «Non ho la vocazione del capopopolo - precisa ancora Muscas - però ripeto: i cittadini hanno bisogno di non sentirsi soli. L'altro giorno durante il nostro sit-in guardavo alcune signore anziane disperate perché temono di perdere un pezzo di verde davanti alle loro finestre. A quel punto mi s'è stretto il cuore».

Se alla base della mobilitazione c'è un senso d'ingiustizia, in città gli esempi sono quasi da manuale: «Si parte sempre dice Raffaello Ugo, attivo dentro il Comitato contro il tunnel - dall'amministrazione che porta avanti progetti calati dall'alto, ma che nulla hanno a che fare con le esigenze dei cittadini». Ecco allora, prosegue Ugo, che «si scava il tunnel a ridosso delle case o si costruiscono. i parcheggi in mezzo ai palazzi d'epoca». Dai e ridai, alla fine la rabbia esplode: “Per quanto istupidita dalle cretinate della televisione - dice con voce convinta Raffaello Ugo la gente sente che le stanno mettendo le mani in tasca e alla ime reagisce». D'accordo con lui è Cinzia Frau, attiva da anni in Legambiente, che ora lotta nel comitato contro il tunnel di Tuvixeddu: «Quando i cittadini sentono di doversi unire in comitato - dice - significa che hanno capito che qualcuno vuole costruire qualcosa sulle loro teste: sentono che qualcosa non va e hanno bisogno di dirlo». Il sindaco Emilio Floris qualche tempo fa ha accusato i comitati d'essere uno strumento del centro sinistra? Ha sbagliato. «A volerla dire tutta - dice Frau - sulla meccanizzazione di Castello, ad esempio, il consiglio comunale ha votato compatto (solo I.oy e Ben Amara erano contrari). E quindi anche coi voti dell'opposizione». Nessuna strumentalizzazione insomma. Piuttosto si tratta, per usare le parole di Andrea Olla che ha militato in tutti i comitati cittadini sorti sinora, «di una reazione contro 1'incuria dell'amministrazione». Le vittorie si potrebbe dire sono ormai storia. Eppure Andrea Olla vede anche «vittorie in negativo». Come quella spuntata con la lotta contro il parcheggio di via Manzoni, o quella contro le antenne telefoniche di via Ghibli: «È vero abbiamo vinto afferma - ma ci è costato energie preziose. Che magari avremmo potuto usare per migliorare la vita dei bambini o di qualche anziano».

Sabrina Zedda La Nuova Sardegna 26 gennaio 2006

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Gli abitanti bloccano i lavori del tunnel: "Ridateci i giardini"

“Non capiamo i motivi di questa occupazione le nostre case tremano e la sicurezza non c'è”

Cinzia Isola cagliari@gds.sm Il Giornale di Sardegna 26 gennaio 2006

Nessun pericolo per gli abitanti, ma intanto si chiudono i giardini per motivi di sicurezza. Non si placano le proteste in via Castelli e prosegue la mobilitazione contro il tunnel. l'autorizzazione per recintare l'area è stata, rilasciata dal Comune. Ma gli abitanti insorgono e in mattinata bloccano le operazioni di recinzione. Dagli uffici dell'assessorato al Patrimonio fanno sapere che 1'atto è dovuto perché il Comune è proprietario degli immobili e la richiesta è stata inoltrata per motivi di sicurezza. «Ma quali sono questi motivi?», si ribellano gli abitanti. Potrebbe essere pericoloso avvicinarsi al muro di recinzione: qualcuno potrebbe cadere. Questa 1'ipotesi per giustificare la chiusura dei giardinetti. «C'è un muro e una ringhiera a delimitare 1'area degli scavi e poi perché recintare solo ora?», si domandano in tanti. Dopo gli smottamenti dei giorni scorsi le paure si rafforzano a, seguito di questa nuova iniziativa di prevenzione. Nei giorni scorsi sono intervenuti anche i vigili del fuoco. «Si, ho chiamato io i pompieri - racconta Irene Masala - da qualche tempo sentiamo delle vibrazioni sul pavimento, la casa trema. ci hanno detto che allo stato attuale il palazzo non corre rischi, e che faranno delle pareti di contenimento in cemento armato». Alle proteste si uniscono le preoccupazioni degli ambientalisti.

Un cantiere inutile e pericoloso: «Lo stato del cantiere dimostra una eccessiva fretta, che potrebbe diventare pericolosa per le maestranze, ma anche per gli abitanti del vicino quartiere», denuncia Antonello Gregorini di Legambiente. «Sono un geometra e ho visto parecchi cantieri- spiega 1'ambientalista- mi chiedo quale tecnico al mondo può firmare un piano di sicurezza dove si scava 4 metri senza prevedere opere di sicurezza». E poi, perché effettuare lo scavo radente il muro di cinta, alle civili abitazioni? Una domanda che in questi giorni ha tormentato anche i residenti. Intanto nuova interrogazione al sindaco Floris, affinché vengano immediatamente sospesi i lavori. Interpreti delle angosce dei residenti i consiglieri Radhouan Ben Amara e Giani Loy: «Dobbiamo tranquillizzare i cittadini attualmente in ansia e riflettere su un'opera la cui utilità, è oggetto di non poche perplessità».

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«La, Regione blocchi il tunnel di Tuvumannu»

Interrogazione di Luciano Uras, Rifondazione

CAGLIARI. «La Regione intervenga a garanzia della sicurezza dei cittadini per sospendere la costruzione del tunnel a Tuvumannu» ha chiesto Luciano Uras, consigliere regionale di Rifondazione comunista in una interrogazione presentata al presidente e agli assessori competenti. Uras denuncia anche i pericoli di smottamento del terreno «con segni evidenti di lesione nello stabile di via Castelli e chiede di interrompere i lavori per verificare le cause effettive deò “predetto smottamento”.

Nell'interrogazione il consigliere di Rifondazione chiede di sapere se corrisponde al vero che 1'amministrazione ha stipulato un accordo tra il Comune e la Coimpresa che prevede la modifica del precedente progetto di viabilità con la conferma del primo lotto dei lavori (che comprende una galleria di attraversamento del colle di Tuvumennu”. Uras chiede di sapere se la Regione ha valutato l’utilità della galleria in questo nuovo progetto. Sul problema della  galleria  il centro sinistra del consigli comunale, ha annunciato Paolo Frau (capo gruppo dei Ds) presenterà una mozione per chiedere che l’intervento venga rimodulato visto ance il ridrimensionamento della strada, da quattro a due corsie, con conseguente riduzione del volume di traffico. In questa situazione, spiega Frau, non è più necessario un intervento così invasivo comeil tunnel inizialmente previsto nel primo lotto dei lavori (che comprende la realizzazione di , una galleria di attraversamento del colle di Tuvumannu» Uras chiede poi di sapere se la Regione ha valutato 1'utilità della galleria in questo progetto.

Carla Piras su La nuova Sardegna del 24 gennaio 2006

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Rifondazione attacca l'ecomostro: «Fermatelo»

Ancora un semaforo rosso sulla strada dell'ecomostro. Nel mirino, stavolta, anche il primo lotto del mega progetto di viabilità che prevede il collegamento tra via Cadello e via San Paolo. E a dire no, ancora una volta, potrebbe essere la Regione. Gli smottamenti che ieri e hanno interessato i palazzoni di via Castelli, danno un punto di drammatica attualità all'interrogazione che i consiglieri di Rifondazione Luciano Uras, Ciriaco Davoli e Paolo Pisu, hanno rivolto a Soru e agli assessore all'Urbanistica È stato realmente stipulato - si chiede - 1'accordo tra Regione, Comune e Coimpresa per modificare il vecchio progetto e confermare la sola realizzazione del tunnel di Tlzvumannu? E - ancora - ha senso investire risorse finanziarie per un progetto che perde parte della sua utilità?

Intanto in via Castelli si fa largo 1'eco della protesta. Dopo il cedimento di terreno venerdì, iexi è stata la volta dei vigili del fuoco. «Da qualche tempo sentiamo delle vibrazioni sul pavimento», dice Irene Masala, «la casa trema». Paura, che si aggiunge alla ribellione degli ultimi mesi.nnCinzia Isola Il Giornale di Sardega 22 gennaio 2006

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“Il tunnel? Inutile e anche pericoloso”

Legambiente all'attacco: bloccare i lavori dell'arteria che da via Cadello arriverà sino a via Is Maglias.

“Il tunnel? Inutile e anche pericoloso”

Poca sicurezza nei lavori, apprensione tra gli abitanti.

di Roberto Paracchini su La Nuova Sardegna del 24 gennaio 2006

CAGLIARI. Noi come Legambiente siamo sempre stati contrari a quella strada in quanto dannosa per il sito archeologico della necropoli fenicio-punica. Ma oggi con 1 inizio dei lavori del tunnel, si aggiungono anche problemi di sicurezza afferma Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente. Il dito accusatore è rivolto contro il primo lotto dell'arteria che viaggia in parallelo al piano di lottizzazione integrata per i colli di Tuvixeddu-Tuvumannu. Secondo il progetto iniziale in e bloccato), la strada avrebbe dovuto snellire il traffico di via Is Mirrionis incanalando il traffico, tramite un tunnel sino a Tuvixeddu prima e una sopraelevata poi, da via Cadello sino a via San Paolo. «Spostare il traffico da via Cadello sino a via Is Maglias significa - continua Tiana - creare un forte impatto su una zona delicata per 1'importanza archeologica. Inoltre abbiamo notato che 1'impresa, per voler fare i lavori in tempi rapidi, ci sembra stia creando situazioni carenti nella sicurezza. Tant'è che gli abitanti di via Castelli hanno segnalato delle lesioni sulle case che si trovano a ridosso del luogo dove sono iniziati i lavori.

I lavori del tunnel sono iniziati a fianco di via Castelli, la strada che porta in via Is Maglias. La previsione è di far uscire la strada sotterranea all'inizio del canyon di Tuvixeddu, realizzato a suo tempo dall'Italcementi (quando esistevano ancora le cave) per il passaggio del materiale da Tuvumannu verso la cementeria.

Come accennato, però, il tunnel è una parte di un'opera molto più vasta che non sarà più realizzata «E quest'arteria, se parzialmente realizzata, non potrà più assolvere alle funzioni previste si smistamento del traffico. Per questo - afferma Cinza Frau del circolo"Il grillo" di Legambiente siamo davanti a un chiaro esempio di spreco di denaro pubblico». Inoltre «lo stato del cantiere in corso dimostra una eccessiva fretta che potrebbe diventare pericolosa non solo per le maestranze ma anche per gli abitanti del vicino quartiere. Chiunque, vedendo 1'immagine dei lavori può valutare la pericolosità dello scavo, profondo sette-otto metri, posto di fianco a un edificio di civile abitazione. Le normative vigenti in materia di sicurezza dei cantieri stabiliscono che le scarpate degli scavi debbano essere adeguatamente puntellate. Mentre nessun puntello e nessuna sbadacchiatura è stata posta».

Legambiente è contraria a questo progetto da oltre quindici anni, «da quando la Coimpresa (titolare dell'intervento) - continua Frau - prevedeva di realizzare la lottizzazione su Tuvixeddu, dove non c'era allora ne’ un vincolo archeologico, ne’ paesistico. Ma ora ci sono entrambi». Si è finalmente capito che la necropoli di Tuvixeddu è uno dei siti archeologici fenicio-punici più importanti del Mediterraneo. Poi nel 1997 la Regione ha posto anche il vincolo paesistico, che parte da via Sant'Avendrace, circonda il colle di Tuvixeddu, scende in via is Mirrionis, risale in via Timavo e torna su viale Sant'Avendrace. L'area, inoltre, è uno dei punti centrali del sistema dei colli individuato dalla Regione nel nuovo piano paesaggistico. «A questo punto - spiega Cinzia F'rau - se si ritiene che 1'area sia fondamentale per la città, non si può manometterla e traforarla in modo così pesante Inoltre non ci pare che il traffico possa averne beneficio. Il tunnel inizia a fianco della scuola "Stagno" e fmisce in via Is Maglias, ma lì si fermerà perché il progetto iniziale è stato parzialmente modificato».

Il secondo lotto della strada sarebbe dovuto partire dal canyon per poi fare un tratto all'aperto e poi di nuovo un pezzo interrato in corrispondenza di via Falsarego sino all'uscita della scuola media "Spano". Quest'ultima sarebbe stata in parte tagliata dall'arteria che, poi, sarebbe scesa in via Rovereto per innalzarsi in un tratto sopraelevato (con 1'inizio del terzo modulo). Questo avrebbe tagliato una parte del liceo "Siotto" e sarebbe poi passato sopra viale Trento e viale Trieste, per atterrare in via San Paolo. Nell'autunno scorso, però c'è stato un incontro tra la Regione, il Comune e la Coimpresa che ha stabilito di bloccare il terzo lotto e di ridurre il secondo ad uso dell'area archeologica, facendo fmire la strada dietro la scuola "De Amicis", dove sono previsti dei parcheggi. «A questo punto commenta Frau - ci sarà 1 assurdo dell'uscita della strada che parte da via Cadello nel gomito di via Vittorio Veneto. Un imbuto. Per questo chiediamo di rivedere e di bloccare i lavori del tunnel». Sul problema della galleria il centro sinistra del consiglio comunale, ha annunciato Paolo Frau (capo gruppo dei Ds), presenterà oggi una mozione per chiedere che 1'intervento venga rimodulato.

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Tunnel a Tuvumannu, crolla una parete

Il Giornale di Sardegna

Protesta dei residenti

Incidente durante i lavori di scavo del tunnel che collegherà il quartiere di Is Mìrrionis al cavalcavia di via San Paolo. Una piccola frana di una parete rocciosa ha creato il panico tra i residenti. Anche se non c'è stato alcun pericolo per gli inquilini dei palazzi di via Castelli. Erano circa le 12 quando durante i lavori si è aperto un varco nella parete rocciosa e sono franati materiale calcareo e sabbia. Secondo quanto riferito dal responsabile del cantiere l'ingegnere Corolla sono crollati circa due metri cubi di materiali. «È successo che la benna ha scavato in un punto

dove c'era già uno scavo realizzato per il posizionamento della cisterna del gasolio per il palazzo. Cisterna che non era più in funzione. Abbiamo comunque - ha proseguito il capo cantiere - messo in sicurezza la parete: non c'erano rischi per i residenti ma ci sarebbe potuto essere pericolo per i nostri operai».

Il cantiere che servirà a realizzare il tunnel, che fa parte del primo e unico lotto di quell'ecomostro che tante proteste ha sollevato, è profondo 4 metri e largo 70, ed è stato aperto da circa un mese. I residenti di via Castelli, che da tempo hanno formato un comitato per scongiurare la realizzazione della strada proprio perché temono crolli e lesioni alle palazzine comunali, ora si dicono preoccupati per il futuro dei lavori. Dell'incidente è stata informata anche la Circoscrizione comunale di Sant'Avandrace. «È un miracolo che nessuno si sia fatto male», ha commentato il consigliere Giulio Sanna. Per i prossimi giorni, il Comitato spontaneo contro i lavori del tunnel ha organizzato un sit-in di protesta davanti al Liceo Siotto.

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Le scuse di Floris ai cittadini: “Non mi sono fatto capire”

Il Giornale di Sardegna

II sindaco parla dai microfoni di una radio: non volevo il multipiano

II primo cittadino rivela anche un sogno: portare Madonna sul palco per l'ultimo dell'anno

Marcello Zasso cagliari@@gds.sm

Dice che lui quel multipiano di via Manzoni non lo voleva e altre sono state le forze che hanno spinto per costruirlo. Dice anche che non ha fatto solo cose da contestare, ma non è stato abbastanza bravo nel dirlo ai suoi cittadini. Arrivando anche a chiedere scusa: «Non sono stato capace di far capire quanto siano stati importanti i cantieri che hanno sventrato le nostre strade». E racconta anche di un sogno: portare Madonna sul palco del Capodanno cagliaritano. Dice tutto questo Emilio Floris, sindaco di Cagliari che non vuole rinunciare alla carica che la gente gli ha affidato nel 2001: non ha ancora uno sfidante, ma per il centrodestra c'è lui. Consacrato dal ministro Beppe Pisanu, ha accettato dopo qualche piccola incertezza la nuova candidatura, per essere primo cittadino per la seconda volta. O almeno provarci.

PARLA DAI MICROFONI di radio Sintony, Floris, intervistato da Claudio Cugusi. A ruota libera sui punti cruciali dei cinque anni da inquilino principale del Municipio: parcheggi, cantieri, rotatorie, parchi fino al presente delle primarie del centrosinistra. Ma sui rivali alle prossime elezioni non si sbilancia: «Non so chi sarà il candidato ma spero che non ci sia bisogno del ballottaggio». Mentre è pronto a riprendere sotto la sua ala protettiva il rivale interno, Giandomenico Sabiu: «Se avrà un ripensamento, sarò pronto a incontrarlo per trovare una strada comune». Tra una telefonata e un messaggino Floris era sempre più a suo agio tra casse e microfoni, tanto da fare autocritica sulle condizioni delle strade e sulla rabbia dei cittadini: «Ci siamo fidati solo dei cittadini e della loro percezione di questi stravolgimenti: abbiamo sbagliato nel comunicare veramente molto poco 1'importanza per il futuro di questi lavori». L'improvvisato speaker radiofonico ha risposto in modo preciso a un ascoltatore che ha chiesto quando le auto spariranno dalla corsia centrale di via Roma: «Spero in una ventina di giorni, ora che è pronto il nuovo parcheggio dell'Autorità portuale». Poi un elenco di spese fatte per migliorare la città. E il multipiano dei manganelli? Floris ha ricordato che il multipiano di via Manzoni faceva parte del suo programma elettorale ma, con un colpo di scena, ha ammesso che lui è stato uno dei primi oppositori: «Coraggioso sì, scemo no», è stata la conclusione del sindaco con le cuffie.

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