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luglio 2007


  • 31 luglio 2007 "La Nuova Sardegna" Sopralluogo del Tar a Tuvixeddu [...]

  • 29 luglio 2007 "il manifesto" Parisi va a tutta Quirra [...]

  • 27 luglio 2007 "La Nuova Sardegna" Soru e il G8: «Niente smanie personali»  [...]

  • 25 luglio 2007 "La Nuova Sardegna" Indagine sui radar del poligono [...]

  • 25 luglio 2007 Interrogazione parlamentare su Quirra [...]

  • 24 luglio 2007 "L'Unione Sarda" Quirra, un grande forno a microonde  [...]

  • 24 luglio 2007 "L'Altra Voce" Il fantasma della Sindrome di Quirra [...]

  • 26 luglio 2007 "La Nuova Sardegna" Soru: Commissario per il G8 [...]

  • 12 luglio 2007 "Liberazione" Dall'Ecuador alla Maddalena, sono molte le battaglie popolari contro le basi [...]

  • 8 luglio 2007 "il manifesto" Dalla Sardegna un no alla guerra [...]

  • 4 luglio 2007 "Il Sardegna" Nominare Cualbu, uno scandalo [...]




Sopralluogo del Tar a Tuvixeddu

Sopralluogo del Tar a Tuvixeddu

31/07/2007 12.12.58

CAGLIARI. Nessuna sentenza ancora sul colle di Tuvixeddu. Contro le aspettative che davano ieri per certo il verdetto, i giudici della seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale hanno depositato un’ordinanza che fissa a settembre il sopralluogo nel cantiere e a novembre un’altra udienza pubblica, per discutere del futuro del parco archeologico e dei lavori della Coimpresa-Cualbu bloccati da febbraio. Oltre ai documenti depositati in cancelleria dai legali del gruppo Cualbu, gli avvocati Pietro Corda e Antonello Rossi, i giudici del Tar vogliono accertarsi di persona della consistenza dei lavori eseguiti sul colle prima del blocco voluto e imposto dalla Regione. Gran parte del contenzioso pare che ruoti proprio intorno a quanto è stato realizzato fino a febbraio: circa il trenta per cento del progetto Coimpresa e questo trenta per cento, secondo la Regione - che fa riferimento al Codice Urbani e al Piano Paesaggistico - è bastato a bloccare tutto. Come si sa la Coimpresa, con il ricorso presentato, ha impugnato il provvedimento di blocco, emesso dalla Commissione regionale per il Paesaggio e ricorso anche contro tutto il procedimento. Nella bufera, è finita anche la nomina della commissione stessa. Non solo, gli avvocati della Coimpresa, ad esempio, hanno chiesto senza mai veramente ottenerli i verbali delle riunioni che hanno portato i commissari alla delicata decisione. Nel ricorso, gli avvocati parlando di “difetti nell’istruttoria, falsità dei presupposti, contraddittorietà ed eccesso di potere per illogicità”. Per vederci ancora più chiaro il collegio dei giudici della seconda sezione (presidente Lucia Tosti, consigliere Franco Scano, consigliere estensore Rosa Panunzio) hanno fissato per il 20 settembre un sopralluogo sul colle e seguiranno, durante la missione, il perimetro segnato nelle planimetrie allegate alla decisione di divieto emessa dalla Commissione per il paesaggio. Al sopralluogo potranno assistere i difensori delle parti in causa oltre a un tecnico di fiducia di ciascuna delle parti in giudizio. L’appuntamento sarà per le 10, ingresso di via Is Maglias, una volta l’ingresso del cantiere della Coimpresa. Per l’udienza pubblica decisiva (si spera), bisognerà attende invece il 14 novembre. Questo dovrebbe essere il giorno della sentenza.
Maurizio Porcu

Parisi va a tutta Quirra


Il Manifesto 29 Luglio 2007


Parisi va a tutta Quirra


Il ministero della Difesa ha deciso di ampliare il poligono militare situato nel centro della Sardegna, trasformandolo in un «centro d'eccellenza» tecnologico al servizio dell'industria militare, ma anche in una base d'appoggio per missioni di guerra. E intanto tra la popolazione crescono i casi di tumore

Costantino Cossu

Cagliari



Sindrome di Quirra. Si chiama così la malattia che nella vastissima area occupata dal poligono militare più grande d'Europa, tra Barbagia e Ogliastra, nella Sardegna centrale, uccide civili e militari e fa nascere bambini deformi. Non ne parla nessuno. I media tacciono una situazione che è invece drammatica. Per denunciare il silenzio e chiedere che si faccia subito qualcosa, il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli ha presentato, una decina di giorni fa, un'interrogazione parlamentare. Un dossier con i dati sinora raccolti dopo diverse indagini epidemiologiche (nessuna in realtà del tutto esauriente) è stato reso noto nei giorni scorsi dalle associazioni di base che a Quirra si battono per la chiusura del poligono.
Il documento rende noti per la prima volta i progetti di potenziamento della base già decisi dal ministero della Difesa. Quirra dovrà diventare un grande poligono aerospaziale da rendere disponibile alle industrie delle armi di tutto il mondo. «Un disegno - secondo le parole del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula - che farà della Sardegna un centro d'eccellenza tecnologica di prim'ordine, capace di attrarre investimenti e lavoro altamente qualificato da tutto il globo». Il potenziamento prevede la sperimentazione di aerei senza pilota e di sistemi d'arma a guida laser, nonché test di prova sui motori per le nuove generazioni di veicoli aerospaziali recuperabili, gli space-shuttle. Ma del piano fa parte anche la costruzione di un aeroporto e la creazione di una «striscia tattica», ossia di un'area limitata della base da utilizzare come appoggio per missioni di guerra operative. Fatto di una gravità eccezionale, perché modificherebbe la natura stessa del poligono: si andrebbe ben oltre le finalità puramente addestrative e di sperimentazione di sistemi d'arma che sinora Quirra ha avuto.
«E' in corso un braccio di ferro - si legge nel dossier dei gruppi di base - tra Regione Sardegna e governo. La Difesa non solo vuole mantenere attivi e disponibili tutti i grandi poligoni e l'aeroporto di Decimomannu; punta anche ad ingrandire e a potenziare Quirra. La Regione prova a barattare il potenziamento di Quirra con la graduale dismissione delle basi di Capo Frasca e di Teulada». Per dimostrare che le cose stanno davvero così, il dossier riporta le dichiarazioni rese da Renato Soru di fronte alla commissione Difesa della Camera il 31 gennaio di quest'anno: «Proprio perché vogliamo fare la nostra parte, abbiamo cercato di valutare la presenza dei militari e le necessità più impellenti: abbiamo compreso che il poligono di Quirra è quello su cui si è maggiormente investito, il più grande di tutti e probabilmente quello più dotato di tecnologie e maggiormente utile al nostro sistema di difesa. Riteniamo, quindi, di poter dare la nostra collaborazione ospitando il poligono e favorendo le sue ulteriori necessità di investimento e di spazio. Siamo disponibili a offrire tutta la nostra collaborazione per quel sito. Abbiamo bisogno però che sia fissata una data precisa entro la quale saranno abbandonati i poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca». Al momento però, passati quasi sei mesi, mentre a Quirra il piano di potenziamento è già partito, non è stata fissata alcuna scadenza per la dismissione di Capo Teulada e di Capo Frasca (al contrario, proprio pochi giorni fa Arturo Parisi ha dichiarato in commissione Difesa che di mollare i due poligoni non se ne parla nemmeno).
«Gli interessi che gravitano intorno a Quirra - denuncia il dossier dei gruppi di base - sono giganteschi. Con i suoi 11.600 ettari la base è attrezzata per le prove sui sistemi d'arma più moderni, sofisticati e letali. Viene massicciamente utilizzata sia dai governi (per il 56 per cento del tempo) sia dall'industria militare privata (per il 44 per cento). Una micidiale combinazione militare-industriale che non ha certo problemi a sopportare il costo di 50 mila euro l'ora per l'affitto delle strutture della base». «Tutto questo - prosegue il documento - comporta conseguenze sanitarie (tumori e malformazioni) ed economiche (espropri, povertà, emigrazione) pesantissime per le popolazioni che vivono in quell'area e anche per i militari che ci lavorano».
«A partire dal 2001 - si legge nel documento - denunce di medici di base hanno evidenziato che tra la popolazione che vive dentro il perimetro della base un tasso di tumori emolinfatici nettamente superiore rispetto sia alla media regionale sia a quella nazionale. Lo stesso vale per il tasso di bambini che nascono con malformazioni genetiche».
Il dossier riporta i dati raccolti da un gruppo di ricercatori dell'università di Pavia, dai quali risulta la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti (originate dalla combustione o dall'impatto dei missili lanciati durante le esercitazioni) sia nei tessuti di animali prelevati a Quirra e nati malformati sia nello sperma di militari che operano nella base. Ma poi ci sono anche l'inquinamento magnetico originato dai potentissimi radar utilizzati nel poligono e il sospetto che tra le armi usate durante le attività di addestramento ci siano, o ci siano stati, proiettili all'uranio impoverito. Sospetto suffragato dal fatto che le patologie tumorali a Quirra sono esattamente le stesse provocate dalla cosiddetta sindrome dei Balcani.
«Portare in Sardegna - conclude il dossier dei gruppi di base - attività strategiche importantissime come la realizzazione dei motori degli shuttle o i test di armi innovative di punta farà della regione sempre di più un territorio asservito ai giganteschi interessi legati all'industria mondiale delle armi e una fondamentale retrovia per tutte le guerre future». Tra due anni alla Maddalena ci sarà il G8. E' evidente che la questione Quirra non potrà rimanere fuori dagli obiettivi della mobilitazione.



SCHEDA


In Sardegna

Poligoni di terra e di mare


Il Poligono sperimentale e di addestramento interforze del Salto di Quirra (Pisq) si trova tra Cagliari e Nuoro, nella parte sud-orientale dell'isola, dove si estende un vasto altopiano chiamato «Su Pranu», meglio conosciuto come «Salto di Quirra». La base è divisa in due grandi sottosistemi: un «poligono a terra», con sede a Perdasdefogu, dove si trova il Comando, e un «poligono a mare», con sede a Capo San Lorenzo, dove ha sede il distaccamento del Pisq. Il «poligono a terra» occupa una superficie di circa 12000 ettari. Il «poligono a mare», invece, occupa una superficie di circa 2000 ettari e si estende per quasi 50 km lungo il tratto sudorientale della costa sarda, compreso fra Capo Bellavista e Capo San Lorenzo.

Soru e il G8: «Niente smanie personali»

27 luglio 2007
La Nuova Sardegna

Soru e il G8: «Niente smanie personali»
IL CASO

E il consigliere diplomatico di Prodi promuove La Maddalena

LA MADDALENA. Nessuna «smania» di avere nuovi poteri da esercitare, ma mettersi a disposizione per senso di responsabilità. Così il presidente della Regione Renato Soru ha spiegato l'indiscrezione circolata due giorni fa dopo la prima riunione operativa alla Maddalena in vista del G8, che si svolgerà dal primo al 3 luglio del 2009, con funzionari di Palazzo Chigi e il capo del cerimoniale diplomatico della Repubblica, ministro Leonardo Visconti di Modrone. «Più che chiedere i poteri del commissario straordinario ha spiegato Soru - mi sono messo a disposizione perché una manifestazione così importante riesca nel migliore dei modi.

La Regione È titolare di una parte importantissima degli spazi e degli edifici destinati ad ospitare il G8 ed Ènormale immaginare una collaborazione tra il governo italiano e noi che possa farci cogliere tutte le opportunità della scelta della Sardegna e della Maddalena». La macchina organizzativa È già partita. L'obiettivo Èquello di regalare la massima tran-

quillità al vertice e ai potenti della terra che arriveranno nell'Arcipelago nei primi tre giorni di luglio del 2009. A essere convinto di questo È il consigliere diplomatico di Prodi, Visconti di Modrone: «Fondamentale l'impegno delle amministrazioni locali. Sarà una grande occasione sia per l'isola, ma anche per il governo italiano, che avrà modo di mostrare una bellezza che non tutti conoscono». Il sovralluogo, due giorni fa, ha toccato il Circolo Ufficiali, Marinferm, Faravelli, Arsenale, Marisardegna, ma anche la Seis e Villa Weber, siti che potrebbero ospitare i quattromila giornalisti e le altre diecimila persone previste al seguito

del G8. Sempre il consigliere diplomatico di Prodi Èrimasto entusiasta di quanto ha visto: «Tutto molto bello, l'atmosfera e lo scenario naturale in cui gli edifici si inseriscono. Dovremmo riflettere meglio - spiega Visconti di Modrone - che cosa può meglio servire alle esigenze del vertice del 2009. Poi prenderemo insieme una decisione su come organizzare il lavoro. Ormai in G8 È stato annunciato e benedetto. Certamente ci sarà da tenere in primo piano l'aspetto della sicurezza. Ma una delle motivazioni che ci spinge È quella di poter dare un occasione alla Maddalena di essere conosciuta in tutto il mondo come merita».

Indagine sui radar del poligono

La Nuova Sardegna

Ricerca commissionata da un comitato di Villaputzu
Indagine sui radar del poligono
Pablo Sole
 
CAGLIARI. Non bastavano le denunce sull’uranio impoverito. Ed evidentemente non bastavano neppure le nanoparticelle di metalli pesanti individuate in animali nati malformati e persino nei tessuti di alcuni militari del poligono interforze: per spiegare le cause scatenanti la cosiddetta Sindrome di Quirra si aggiunge un elemento nuovo come i campi elettromagnetici nella banda delle microonde, prodotti presumibilmente dai cinque radar installati nell’area militare.

 Un aspetto finora tralasciato dalle ricerche precedenti: a colmare la lacuna ci ha pensato un’indagine commissionata da A foras, Comitato per la difesa del Sarrabus-Gerrei, Cagliari social forum e Carovana della pace: ieri mattina il fisico Massimo Coraddu e l’ingegnere ambientale Basilio Litarru, che hanno condotto le rilevazioni, hanno presentato i risultati dello studio. Che primia di tutto ha rivelato la presenza di microonde, per poi sottolineare come i livelli siano al di sotto della soglia di legge.

 Tutto a posto? Non proprio. E il perché lo ha spiegato Coraddu: «Abbiamo effettuato diverse misurazioni, e riguardo all’intensità dei campi rilevati, visto che ignoriamo i parametri fondamentali che caratterizzano le sorgenti, abbiamo potuto solamente fissare un limite inferiore, ampiamente al di sotto della soglia di tolleranza. Questo però non significa che l’intensità non arrivi a superare i livelli consentiti, ma non è possibile stabilire se e dove questo avvenga».

 Fatta questa premessa, per capire meglio il senso della ricerca è sufficiente un semplice esempio: «Abbiamo effettuato una rilevazione a Baccu Buidu, a poche centinaia di metri dalla stazione radar “Osteria di Quirra” - ha detto Coraddu - e i livelli risultano a norma. Il problema però nasce quando si ipotizza che, in quel momento, il radar non fosse in funzione e, magari, il valore che abbiamo rilevato si riferisse alla stazione di Torre Murtas, posta a cinque chilometri di distanza. Se questo fosse vero, significherebbe che in prossimità di quel radar l’intensità del campo di emissione delle microonde supererebbe del doppio quella consentita dalla legge».

 Posta la veridicità di questa ipotesi, che cosa comporta la presenza di un campo elettromagnetico di questa portata per la salute della popolazione di Quirra? «Grande rilievo va dato alla possibile interrelazione tra i campi di microonde e l’eccesso di tumori emolinfatici rilevati nella zona - si legge nelle conclusioni dello studio -. Per ora Sappiamo che alcuni esperimenti effettuati su colture cellulari, hanno evidenziato come un campo di microonde possa aumentare il proliferare delle cellule tumorali. Inoltre, non bisogna tralasciare uno degli aspetti più importanti, vale a dire la possibile interrelazione tra microonde, inquinanti chimici e nanoparticelle».

 Alla presentazione dello studio era presente anche il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito che dovrà far luce sulle morti sospette registrate intorno al poligono. «Grazie agli spunti presenti in questa ricerca - ha detto - allargheremo il campo d’indagine della commissione».

 Intanto il Comitato ha chiesto la sospensione delle esercitazioni e la revoca del progetto sul potenziamento delle attività militari. Più duri i rappresentanti di A foras: «L’ampliamento del poligono di Quirra, non solo in estensione ma soprattutto nelle tipologie di utilizzo come le sperimentazioni sugli aerei senza pilota - ha detto Consuelo Costa - farà della Sardegna un territorio asservito alle esigenze del Kombinat militare-industriale su scala internazionale, talmente importante dal punto di vista strategico che i sardi avranno come unica prospettiva quella di vivere militarizzati, visto che tale concentrazione di potere economico-militare non permetterà mai di essere messa in discussione, da nessuno e in nessun modo».

 Il “caso Quirra” riemerge dunque dalle nebbie del passato. La denuncia drammatica dell’ex sindaco di Villaputzu Antonio Pili sulla lunga catena di morti nella minuscola frazione alle porte del poligono più grande d’Europa, la nascita di bambini deformi nel piccolo paese di Escalaplano, le ricerche commissionate dal ministero dell Difesa e il clima di sospetti che avevano creato un grande allarme sociale sembravano essere stati inghiottiti dal passato. Spazzati via da quell’unica, fragile verità ufficiale che oggi viene smentita proprio da chi l’ha sostenuta in passato con grande forza. E’ stato infatti proprio l’ex sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu ad aver recentemente affermato in Commissione Difesa che l’ipotesi dell’inquinamento da arsenico come possibile causa della Sindrome di Quirra è difficilmente credibile. E così la domanda sul perché si sia consumata una tragedia è ancora senza una risposta certa nonostante siano ormai trascorsi quasi sei anni.
(25 luglio 2007)

Interrogazione parlamentare su Quirra

QUIRRA: BULGARELLI (VERDI), "SENZA DATI CERTI SU INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO SOSPENDERE ATTIVITA' POLIGONO".*



Il senatore di "Insieme con l'Unione" Mauro Bulgarelli ha presentato un'interrogazione parlamentare in cui chiede che sia allestita al più presto una rete di monitoraggio per il rilievo dell'intensità del campo elettromagnetico presente nelle zone abitate e nelle campagne attigue al poligono di Quirra. "Le autorità militari - spiega Bulgarelli- si rifiutano da tempo di fornire dati sulle attività che si svolgono all'interno del poligono, impedendo così che esse possano essere messe eventualmente in relazione all'abnorme tasso di elettromagnetismo presente nella zona e, soprattutto, con l'insorgenza anomala di tumori emolinfatici tra gli abitanti di Quirra. Del resto - continua il parlamentare- indagini ambientali hanno evidenziato l'effettiva presenza di campi elettromagnetici  nella banda delle microonde, a frequenze superiori ai 3 GHz, e che pertanto sono probabilmente generati dai radar utilizzati dal poligono. Dunque -conclude Bulgarelli- occorre stabilire con ragionevole certezza se esiste un legame tra le attività militari e i danni per la salute pubblica e finché non sarà possibile assodare questo dato sarebbe opportuno, in base al principio di precauzione, sospendere le attività del poligono".



Alghero, 25/07/07

Quirra, un grande forno a microonde

L’UNIONE SARDA, 24 luglio 2007
Villaputzu. Prima indagine sulle emissioni dei radar commissionata dalla popolazione
Quirra, un grande forno a microonde
Campi elettromagnetici fortissimi nella zona del poligono


Esami richiesti per capire l’altissima incidenza di tumori al sistema emo-linfatico: 32 casi in 20 anni in una frazione di 200 abitanti.

Chi abita tra Torre Murtas e Capo San Lorenzo, cioè nel Salto di Quirra, è come se vivesse, lavorasse, mangiasse e dormisse dentro un gigantesco forno a microonde.
É l’effetto dei sei radar sistemati in quella zona del poligono militare di Capo San Lorenzo, provato dai rilevamenti di un’équipe scientifica che si è messa all’opera a maggio su incarico innanzitutto di un’associazione di residenti di Villaputzu, paese-madre della frazione di Quirra (Circolo Arci Ruspa), e poi di tutta una serie di gruppi pacifisti (Cagliari social forum, A Foras e Carovana per la pace).
É il primo studio realizzato a Quirra sulle onde elettromagnetiche emesse dagli apparecchi ultra sofisticati presenti nel poligono addestrativo e sperimentale. Il fatto che a promuoverlo siano stati privati cittadini e associazioni culturali - «allarmati dai dati sui linfomi e le leucemie nella zona, 32 casi in una popolazione di circa 200 abitanti negli ultimi vent’anni», spiega Francesco Locci, dell’Arci Ruspa - è emblematico.
«Mai nessuno ci ha fornito dati certi su quello che avviene nel poligono», ha dichiarato il senatore dei Verdi, Mauro Bulgarelli, presente ieri durante la diffusione dei risultati dell’inchiesta e che ha acquisito i dati per conto della commissione parlamentare sull’uranio impoverito, in attesa di conoscere l’esito di altre verifiche effettuate da tecnici inviati dal Parlamento.

L’ESPERIMENTO. Il fisico Massimo Coraddu e l’ingegnere Basilio Litarru hanno utilizzato i tre mila euro forniti dai committenti per noleggiare una sofisticata apparecchiatura (il rilevatore Mr 300 Norda) in grado di registrare l’intensità delle onde elettromagnetiche a Quirra. Da scienziati, hanno spiegato il limite dell’indagine:
«Non sappiamo dove sono sistemati gli altri radar del poligono, quando entrano in funzione quelli registrati, le caratteristiche tecniche delle apparecchiature militari: sono informazioni mai fornite all’esterno».
Eppure i risultati sono a prova di qualsiasi verifica:
«Pur con questi limiti, abbiamo registrato presenza di campi elettromagnetici nella banda delle microonde (frequenza superiore ai tre GHz) nei pressi di case e campi coltivati di Quirra vicini al poligono. Il sospetto è che siano stati superati i limiti di legge per le esposizioni a fondi elettromagnetiche altamente pericolose per la salute».

IL RISCHIO. Sia chiaro, non esiste una sufficiente letteratura scientifica in grado di collegare l’esposizione ai campi elettromagnetici all’insorgenza dei tumori. «Ma Quirra è un caso a se stante in tutto il mondo - spiega Bulgarelli - fortunatamente, sia chiaro».
Massimo Coraddu fa rilevare comunque che in quella zona precedenti studi hanno già dimostrato la presenza di altri fattori di rischio per chi abita e lavora in quella zona:
«Le nano particelle di materiali nocivi ritrovate in animali deformi, nelle persone e nei terreni derivanti dalle esplosioni ad alte temperature; i residui dell’attività mineraria. La somma di questi fattori, più le onde elettromagnetiche, deve essere controllata. E oggi non viene fatto».

LE RICHIESTE. Da qui la richiesta delle associazioni che hanno commissionato rilevazioni e studio, sostenute dal senatore Bulgarelli: «La sospensione di ogni attività addestrativa e sperimentale, il blocco dell’ampliamento del poligono e della costruzione di una pista peri velivoli, l’istituzione di un controllo slegato dai militari». Ci si fida poco, anche perché chi sperimenta armi, missili o sistemi militari a Quirra non deve fornire nessuna spiegazione su quanto utilizza, basta un’autocertificazione. Privilegi di aziende aerospaziali che pagano anche 50 mila euro all’ora per utilizzare i sistemi radar di Quirra. Quelli che fanno impazzire le api e creano disturbi agli abitanti. Forse tumori compresi.

PAOLO CARTA

Il fantasma della Sindrome di Quirra

L'altra Voce.net Giornale Online http://www.altravoce.net/index.html

martedì 24 luglio 2007

Il fantasma della “sindrome di Quirra”
Dopo troppi studi rassicuranti
un'indagine indipendente rilancia l'allarme

di Elvira Corona

Agnelli contaminati da nanoparticelle di piombo e altri metalli pesanti, api impazzite che aggrediscono gli apicoltori, persone che sentono insistenti ronzii nelle orecchie. Ma soprattutto 32 decessi negli ultimi 20 anni per patologie tumorali, su una popolazione che varia tra le 150 e le 200 persone. Non è l'Armageddon, è Quirra. Quello che succede in questa zona della Sardegna sud-orientale, in un territorio dal paesaggio quasi lunare, sacrificato alla difesa dello Stato, non è dato a sapere. Di sicuro si sa che vengono fatte esercitazioni di guerra e si sperimentano armi e prodotti dell'industria bellica, fabbricati da aziende private.

Solo la determinazione e la volontà delle persone che lì vivono e lavorano, aiutate da associazioni sensibili ai problemi del territorio, assieme ad esperti, fisici e ingegneri, hanno permesso di fare luce su alcune delle ombre del poligono sperimentale di Salto di Quirra. Luce non ancora abbastanza forte, ma che lascia pochi dubbi. Come è stato ribadito ieri in una conferenza stampa presso la sede del Cagliari Social Forum, per presentare i risultati della prima indagine ambientale volta a verificare l'inquinamento da campi elettromagnetici.

Nella zona analizzata sono presenti stazioni radar che emettono onde elettromagnetiche a frequenze superiori a 3 Ghz in prossimità di abitazioni, ovili e campi coltivati. I 150 abitanti che vivono nella frazione Quirra del comune di Villaputzu, e altri 50 che nella zona si recano tutti i giorni per lavoro, allarmati dall'elevata percentuale di malattie soprattutto di natura emolinfatica contratte negli ultimi 20 anni si sono costituti in un comitato e hanno commissionato un'indagine per verificare l'effettiva presenza di campi elettromagnetici.

Non si accontentano più delle ricerche istituzionali, fatte a partire dal 2001, dopo le numerose segnalazioni da parte dei medici di base della zona, in primis Antonio Pili, all'epoca anche primo cittadino di Villaputzu. Nel 2001 aveva chiesto alla Asl, alle istituzioni ed all'Istituto Superiore di Sanità uno studio per verificare le cause dell'incidenza così alta di queste patologie. Tutte le analisi però (effettuate nell'ordine per conto del Ministero della Difesa nel 2002, dall'Istituto Superiore di Sanità nel 2004, dalla commissione sanità del Consiglio regionale nel 2005, e dalla Commissione del Senato sull'uranio impoverito nella scorsa legislatura) hanno prodotto solo rapporti che cercavano di tranquillizzare la popolazione.

Nessuna sindrome di Quirra, avevano detto i rapporti: forse malattie attribuibili all'arsenico presente nelle cave della zona, o addirittura a fattori genetici. Ipotesi smentite da altri esperti per la tipologia di effetti che provocherebbe l'arsenico, che tende a colpire l'apparato gastrointestinale e polmonare, non il sistema immunitario. Risulati opinabili anche per il campione preso in considerazione: la ricerca della Regione Sardegna - ad esempio - ha studiato 26mila persone distribuite in 8 comuni della zona allargata, e alla fine ha trovato un numero di casi tumorali in linea con la media nazionale.

Un censimento porta a porta è stato fatto invece dal Comitato popolare di difesa ambientale del Sarrabus-Gerrei, coinvolgendo solo la popolazione che vive vicinissima alle zone dove vengono fatte le esercitazioni e sperimentazioni. «Questa è la gente davvero colpita: se si allarga il campione, è ovvio che l'incidenza viene diluita», sottolinea Massimo Coraddu, uno dei professionisti coinvolti nelle nuove indagini. E 32 casi mortali negli ultimi 20 anni, su una popolazione di 150/200 persone, non sono certo pochi. Per questo il Comitato, l'associazione “La Ruspa”, il Cagliari Social Forum, “A Foras” e la Carovana della Pace, hanno ritenuto indispensabile un nuovo studio, completamente autofinanziato. Se ne sono occupati l'ingegnere Basilio Littarru ed il fisico Massimo Coraddu. Due settimane di rilevamenti, tra Capo San Lorenzo e Torre Murtas, per un raggio di circa 5 chilometri, hanno potuto dimostrare che i campi elettromagnetici ci sono, e avvengono nella banda delle microonde a frequenze superiori ai 3 GHz, per questo attribuibili alle stazioni radar del poligono militare.

L'esposizione della popolazione a questo tipo di onde elettromagnetiche potrebbe spiegare linfomi e leucemie. Ma per poter stabilire una relazione certa è necessario avere altre informazioni: ad esempio la frequenza esatta (per ora si sa con certezza solo che è superiore ai 3 GHz, ma non di quanto) e l'intensità di questi campi. La mancata collaborazione da parte dei militari, le esigue risorse a disposizione (che non hanno permesso strumentazioni più precise anche se quelle utilizzate erano di ottima qualità), ma anche qualche giornata di pioggia, e il fatto che durante il periodo di osservazione non ci sono state esercitazioni al poligono (nonostante il calendario militare reso pubblico ne avesse almeno due in programma), non hanno permesso ai ricercatori di avere dati più dettagliati.

È un inizio insomma: per poter proseguire è necessario conoscere le caratteristiche essenziali delle sorgenti dei campi osservati (ubicazione, potenza, frequenza di funzionamento, guadagno d'antenna). Sarebbero necessarie poi delle misurazioni continue non estemporanee: per questo il senatore Mauro Bulgarelli, vicepresidente della Commissione del Senato sull'uranio impoverito, ha detto che i dati di questa indagine sono già stati acquisiti dagli esperti della commissione, che hanno anche effettuato dei sopralluoghi. Bulgarelli si è impegnato a portare all'attenzione del Parlamento le questioni riguardanti la nuova base di atterraggio nel Poligono e la richiesta di installare delle centraline di rilevamento adatte a questo tipo di emissioni.

È chiaro che non sono solo i campi elettromagnetici i responsabili dello stillicidio umano che sta colpendo la popolazione del Salto di Quirra: è perlomeno sospetta anche la presenza di nanoparticelle di metalli pesanti, rilevate negli animali e nella vegetazione dallo studio della dottoressa Antonietta Gatti, consulente della Commissione parlamentare e prima esperta a parlare di nanoparticelle come responsabili di malattie tumorali nei militari di ritorno dai Balcani), e probabilmente l'utilizzo - anche qui - di uranio impoverito. Questi tre elementi, se combinati insieme creerebbero, secondo alcuni studiosi tra i quali la Gatti, un cocktail davvero micidiale.

Nonostante la grande preoccupazione, confermata da quest'ultima ricerca, le intenzioni politiche sono quelle di ampliare la base militare, attiva dal 1954, che è già il più grande poligono sperimentale d'Europa. Il comitato e le associazioni che hanno portato avanti le ricerche, anche alla luce di questi ultimi dati, chiedono con forza la sospensione delle esercitazioni e delle sperimentazioni, ma anche la revoca dei progetti sulla realizzazione della pista d'atterraggio. È necessario piuttosto attivare interventi di monitoraggio ambientale e sanitario, effettuare una bonifica della zona e risarcire tutte le famiglie colpite dai lutti e dalle malattie.

Soru: Commissario per il G8

PRIMO VERTICE ALLA MADDALENA
Il presidente chiede la nomina per sè, il summit dal 1º al 3 luglio 2009 nell'area tra l'ammiragliato e l'arsenale

Soru: «Commissario per il G8»
dall'inviato Luca Rojch
LA MADDALENA. Nell'isola del condottiero delle camicie rosse i rivoluzionari portano i colletti bianchi. Il G8 segnerà la rinascita dell'arcipelago che galleggia tra i sottomarini. Il primo sopralluogo guidato dal governatore Renato Soru si trasforma in un piano Marshall del dopo Usa. Un ormone della crescita di un turismo ancora in fasce. Soru guida la carica della politica nel summit tecnico in cui le porte sono rimaste chiuse, ma i muri erano fatti di carta. Dalla stanza dei bottoni escono le prime linee del progetto G8. Cifre e date precise. La tre giorni tra i potenti della terra ù fissata per il luglio 2009. Dal 1º al 3. Soru nella riunione ha lasciato da parte il cerimoniale e subito ha avanzato la sua candidatura a commissario straordinario per il G8. In cantiere anche i primi interventi, con la creazione di un hotel a cinque stelle da 400 posti e la trasformazione di alcuni pezzi pregiati della marina in alberghi di lusso. Scelta anche la sede per gli incontri dei grandi della terra. Una specie di zona rossa che comprende l'ammiragliato, il circolo ufficiali e l'arsenale. Sarì un'invasione di oltre 10 mila persone. Tra loro nessun turista. Solo capi di Stato, entourage, forze di sicurezza e giornalisti. Al tavolo di confronto dei potenti della terra ci saranno 350 delegati. Il G8 verrì allargato anche ai rappresentanti dell'Unione Europea. Per questo la data del vertice ù stata fatta slittare dalla primavera ai primi di luglio, quando la Germania avrì cominciato il suo periodo di presidenza. Il sindaco Comiti prova ad abbozzare anche un preventivo. «Ci saranno interventi per alcune centinaia di milioni di euro -- dice --. Che cambieranno il volto dell'arcipelago». Getta numeri come fosseri cocci di un guscio di noce, mentre gli occhi brillano. L'assioma piace al primo cittadino. Placcare l'isola d'oro per placare la sete di lavoro. L'elenco degli interventi ù quasi impossibile da tenere a mente. Ad Abbatoggia, in una delle aree pié pregiate, sarì creato un hotel di lusso. Il centro di comando accanto all'ammiragliato, ora occupato dagli americani, diventerì un albergo per nababbi. L'ospedale militare verrì trasformato in un complesso residenziale. Villa Weber, forse l'edificio architettonicamente pié pregevole, sarì recuperata. Ora somiglia pié a un castello abbandonato. L'ospedale civile verrì ingrandito e dotato di un eliporto. A Santo Stefano sarì creato un centro stampa in cui saranno ospitati gli oltre 3 mila giornalisti. Il complesso Sauro, una serie di edifici militari, diventerì una base operativa per il G8. Ma il vertice farì anche da lubrificante per gli ingranaggi farraginosi della burocrazia. Tutti i progetti che il Comune ha portato all'intesa con la Regione avranno una corsia preferenziale. Verranno subito sbloccati gli interventi per la creazione di strutture ricettive presentate dai privati. Un'accelerazione per i progetti sul Club Med a Caprera, sul Touring club ad Abbatoggia. Il governatore si mette alla testa della corte che visita il circolo sottufficiali, in cui Berlusconi incontrà Putin, l'ammiragliato, la caserma Faravelli, l'arsenale, il villaggio Seis. Tutti al centro degli interventi di trasformazione per il summit. Prima l'incontro in Comune. L'elenco dei presenti al tavolo non finisce pié . Tra loro il ministro del cerimoniale diplomatico della Repubblica, Leonardo Visconti di Modrone, i funzionari di una decina di ministeri, la presidente della Provincia, Pietrina Murrighile, il sindaco, Angelo Comiti, il prefetto di Sassari, Salvatore Gullotta, il questore Cesare Palermi e l'ammiraglio Ermenegildo Ugazzi. Il corteo non rinuncia alla passeggiata sul lungomare dal Comune al circolo ufficiali della marina e quasi ignora la manifestazione di protesta di Sardigna Natzione, tutta cartelloni anti G8 e slogan. No global con la berritta che contestano la scelta della sede del vertice. Nessun allarme sicurezza in un'isola in cui i guardiani non sono mai mancati. «La Maddalena saprì gestire l'evento -- afferma il sindaco Angelo Comiti --. L'accento di questo incontro va messo sull'importanza degli interventi che cambieranno il volto della cittì ». Soru intreccia gli interventi per il G8 con quelli per il rilancio della Maddalena dopo che gli americani avranno smontato i bulloni delle loro basi. Si candida a supervisore della rivoluzione industriale della Maddalena. Dalle stellette alle star della terra.

Dall'Ecuador alla Maddalena, sono molte le battaglie popolari contro le basi

Cagliari, al convegno "No bases" i modi per far andar via i militari Usa
Dall'Ecuador alla Maddalena, sono molte le battaglie popolari contro le basi
Walter Falgio
Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)
12 luglio 2007
Al convegno "No bases" concluso ieri a Cagliari si è confermata e consolidata la rete internazionale contro la presenza militare che da Vieques si dirama per l'Ecuador e le Filippine attraversando la Sardegna.
L'iniziativa, totalmente autofinanziata, è stata organizzata per la prima volta e non a caso nell'Isola più militarizzata d'Italia da una pattuglia di gruppi impegnata nelle lotte anti stellette. In prima fila lo storico Comitato sardo Gettiamo le Basi con l'associazione Don Chisciotte , Rete Nuovo Municipio di Quartu , Città di Ar , Libreria Odradek di Sassari, Cagliari Social Forum e Radio Base di Venezia.
Davanti a un centinaio di persone che si sono alternate nella tre giorni cagliaritana, hanno preso la parola le protagoniste della lotta popolare vincente dell'isoletta portoricana di Vieques contro la base della marina americana. Nilda Medina Diaz, candidata tra le "Mille donne per il Nobel per la pace", ha mostrato foto e video della rivolta portoricana contro la Us Navy. «Tutti hanno contribuito alla lotta, tutti i giorni abbiamo fatto sentire la nostra voce», dice Nilda. Nel 2003, dopo aver martoriato la terra di Vieques per decenni, gli americani sono stati costretti ad abbandonare l'isola. «Ora però noi esigiamo che la nostra terra sia bonificata e sia restituita pulita», continua Wanda Colon Cortes, altra capofila della ribellione anti Usa. Con diagrammi alla mano Nilda snocciola i numeri della morte: «L'incidenza dei tumori tra la popolazione di Vieques aumenta di pari passo con l'intensificarsi dei bombardamenti nella base». Il paragone con la vicenda della Maddalena è automatico. In base a una recente ricerca commissionata dall'assessorato regionale alla Sanità, nella cittadina si registra un eccesso di linfomi "non Hodgkin" del 178%. E poi «è vero che è stato annunciato lo smantellamento della base nucleare americana ma non è dato capire come e chi si occuperà della bonifica», ricorda Mariella Cao di Gettiamo le basi .
Anabel Estrella viene dall'Ecuador, è la presidente dell' Acj , associazione cristiana di giovani, e racconta la resistenza del suo popolo contro la presenza militare americana nella baia di Manta: «Il pretesto degli Usa per giustificare la loro base in Ecuador è legato alla necessità di combattere il narcotraffico. Noi crediamo invece che il motivo reale sia quello di controllare un'area strategica per tutto il pianeta come l'Amazzonia». Lo stesso presidente dell'Ecuador non intende rinnovare la concessione della base in scadenza nel 2009 e, per il principio di reciprocità, chiede agli Usa una struttura militare a Washington. I filippini Herbert Docena e Corazon Valdez hanno parlato del coordinamento internazionale No Us bases legato a Walden Bello.
L'incontro di Cagliari è stato un'occasione per riflettere sull'efficacia dell'opposizione popolare e sulla possibilità di individuare strumenti scientifici e giuridici al servizio del movimento. In proposito Valerio Gennaro e Massimo Zucchetti del gruppo Scienziati/e contro la guerra hanno parlato del poligono di Quirra e ancora della Maddalena. «Nell'area attorno al poligono si è verificato un aumento di ricoveri dei maschi tra il 2001 e il 2003 e un aumento dei tumori totali. Tra le donne vi è un aumento di mortalità. Tutte la malattie hanno un'origine e per scoprirla è necessario integrare le indagini scientifiche con l'apporto della popolazione», dice l'oncologo Gennaro. Zucchetti, facendo riferimento al piano di evacuazione, sostiene che se alla base della Maddalena si applicassero le stesse norme che valgono per l'industria civile, i militari avrebbero già sbaraccato da tempo.
Il senatore Mauro Bulgarelli teme che il G8 previsto alla Maddalena possa rappresentare una scusa per prorogare la presenza americana. «Le motivazioni addotte sarebbero legate alle solite ragioni di sicurezza. - dice Bulgarelli - Ma sino a che non si chiudono le ferite di Genova in Italia non c'è spazio per nessun G8 e meno che mai ci può essere spazio in Sardegna». A conclusione del dibattito, Luigi Malabarba ha lanciato un appello: «A partire dalla centralità e dal protagonismo dei territori occorre prospettare un coordinamento contro le politiche di guerra, nonostante la politica del governo a riguardo sia all'insegna della chiusura». Un coordinamento che secondo Cao deve costituire una comunità internazionale solidale contro le basi in tutto il pianeta.

Dalla Sardegna un no alla guerra

il manifesto 08 Luglio 2007

«Gettiamo le basi». Dalla Sardegna un no alla guerra
Domani a Cagliari convegno internazionale contro le basi militari. A partire dalla Maddalena, inquinata per anni dai sommergibili nucleari Usa
Costantino Cossu
Cagliari

Vieques è un'isoletta al largo di Porto Rico. Sino al 1º maggio del 2003 era occupata da una base militare americana. Gli Usa sono andati via cedendo ad una lotta lunga e tenace delle donne e degli uomini di Vieques scattata nel 1999, dopo la morte di un uomo, un civile, ucciso per errore durante una delle tante esercitazioni: un proiettile andato fuori tracciato. La leader storica della rivolta di Vieques, Nilda Medina, sarà a Cagliari domani per partecipare ad un convegno intitolato «L'opposizione alle basi militari in Sardegna e nel mondo», organizzato dal Cagliari social forum, dalla rete nuovo municipio di Quartu e dal comitato «Gettiamo le basi». Insieme con la Medina, l'ecuadoriana Anabel Estrella e i filippini Herbert Dorcena e Corazon Valdez, che porteranno il contributo di esperienza e di analisi maturato durante le lotte contro le basi Usa in due capisaldi del sistema di sicurezza americano.
A Vieques uno dei problemi era l'inquinamento. I proiettili all'uranio impoverito usati dai militari Usa durante le esercitazioni causavano un'incidenza di tumori spaventosa. Vieques era usata dagli Stati uniti come poligono di tiro fin dal 1941 e veniva «prestata» anche ad altre forze militari della Nato. Le analogie con i poligoni sardi di Capo Teulada e del Salto di Quirra sono evidenti. Solo che lì i giochi di guerra continuano e la gente si ammala di tumore come in nessun'altra parte della Sardegna. Per non parlare della Maddalena, dove i sommergibili a propulsione nucleare della Us Navy hanno inquinato per decenni. Anche nell'arcipelago, dal quale gli Usa andranno via alla fine del 2008, c'è un serissimo problema di bonifica ambientale di cui nessuno parla. Si farà il G8 alla Maddalena, quello del 2009, e si progetta di ospitare nelle acque dell'isola la prossima Coppa America di vela. Silenzio, invece, sulle indagini epidemiologiche che rivelano tassi fuori norma d'incidenza di patologie tumorali; silenzio sui rischi per la salute di chi vive nell'arcipelago e di chi ci va in vacanza.
Anche di questo si parlerà durante il convegno di Cagliari, che si terrà a partire dalle 16 di domani nell'aula magna della casa dello studente di via Trentino e proseguirà nei due giorni successivi. Aprono le relazioni di Nilda Medina, di Wanda Colon Cortes (un'altra leader del movimento antibasi portoricano), di Anabel Estrella, del senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli e di Luigi Malabarba, ex segretario della commissione del Senato sull'uranio impoverito. Martedì mattina la parola passerà a Carlo Dore (avvocato del pool giuridico che si è occupato del referendum regionale sulla base della Maddalena) e a Salvatore Sanna (rappresentante della Regione Sardegna nel comitato che controlla l'attività dei militari nella basi sarde). Herbert Docena e Corazon Valdez parleranno dei problemi di bonifica ambientale che le basi Usa hanno creato nell'arcipelago asiatico anche dopo la loro chiusura. Un tema sul quale l'epidemiologo Valerio Gennaro (consulente della commissione del Senato sull'uranio impoverito) fornirà i dati più recenti riferiti alle zone che in Sardegna e nel resto d'Italia ospitano i poligoni e le basi Usa. Martedì pomeriggio, tavola rotonda sull'azione diretta nella lotta vincente contro le basi Usa a Vieques e tavoli di lavoro tematici su informazione, costruzione di reti, sovranità negata, impatto ambientale, G8 alla Maddalena. Mercoledì mattina, relazioni sul lavoro dei tavoli tematici, proposte operative e conclusioni. Per informazioni si può chiamare il 338-6132753.

«Non partecipiamo, nominare Cualbu uno scandalo»

Il Sardegna 4 Luglio 2007

Affari. Gli ambientalisti: « Non partecipiamo, nominare Cualbu uno scandalo». L' Ulivo: «Scelte sbagliate»

Le accuse:« Un imprenditore e i grandi vecchi di segneranno il nuovo volto della città»

Metti un costruttore edilizio al timone della progettazione della Cagliari città mediterranea ', nel nuovo piano strategico che disegnerà la Cagliari del futuro. La scelta del sindaco Floris di designare Gualtiero Cualbu, l'imprenditore del T-Hotel ma soprattutto del progetto di Tuvixeddu, ha scatenato la polemica. I primi ad innescarla sono stati gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico, che hanno annunciato la loro astensione dai prossimi tavoli tematici: «Cualbu ha affermato che associazioni ecologiste come la nostra sono il cancro della città- attacca il presidente Stefano Deliperi quindi non ce la sentiamo di sederci allo stesso tavolo per progettare temi così delicati. Anzi siamo stati tra i primi a contestare l'intervento immobiliare a Tuvixeddu. Il sindaco Floris

ha evidentemente nominato una persona equilibrata, priva di interessi edilizi a Cagliari. Evidentemente vede la nostra città con una identità mattonara , ed un ambiente finalizzato alla trasformazione immobiliare, col turismo che diventa un facile alibi per il cemento». Sin qui le accuse ecologiste.

Ma la nomina dei dieci saggi che disegneranno il volto della città del futuro non è stata vista di buon occhio neppure dall'opposizione di centrosinistra in consiglio comunale: «Questo piano doveva nascere all'insegna della partecipazione popolare - attacca Marco Espa, capogruppo dell'Ulivo - invece persino il consiglio comunale viene tagliato fuori dalle decisioni. Cualbu alla guida del Turismo Posso dire che al posto del sindaco avrei fatto scelte diverse: alla guida del settore sociale avrei messo un esperto in materia, per l'Ambiente avrei scelto una persona che proviene dal campo delle associazioni. Sbagliato anche che siano solo i grandi vecchi a progettare la città del futuro. Senza tenere neppure conto in maniera adeguata di come sarà: nel avremo quartieri con sempre più anziani, ma poco si sta programmando per la loro assistenza. E abbiamo l'impressione che questo piano strategico stia nascendo un po' troppo in fretta: se fosse pronto già ad ottobre, si tratterebbe di un vero fallimento. E l'estate non è sicuramente il periodo più adatto per fare partire un confronto popolare sinora oltretutto sterile». .N.


Gualtiero Cualbu e il Mediterraneo

Il costruttore titolare di Coimpresa guiderà invece il tavolo tematico dedicato al tema Cagliari, città del Mediterraneo. La prima bozza di ripartizione degli incarichi elaborata dal Comune lo dava invece a Turismo e Ambiente.


Giancarlo Deidda la nuova entrata

Il presidente della Camera di Commercio di Cagliari guiderà il tavolo tematico dedicato a Turismo e Ambiente. Le prime indiscrezioni davano per certo il nome di Gianni Biggio, presidente delle associazioni industriali. Ma nella top five è entrato invece Deidda.


Lunedì partono i tavoli tematici

Lunedì 9 luglio comincia il lavoro dei presidenti, dei consulenti e di tutti coloro che si sono iscritti ai tavoli tematici. C'è già una prima defezione, quella del Gruppo d'Intervento giuridico.


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