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Ottobre 2004


Lettere ai giornali, dichiarazioni

Alberi e razze

 Sul giornale di sabato, Cristina Cossu commenta con buona dose d'ironia ma, mi pare, con una vena di tristezza, la decisione del sindaco di Muravera di abbattere e sterminare gli eucaliptus che allignano sul territorio da lui amministrato per sostituirli con le nostre essenze indigene. Anche questo è razzismo. Vegetale, ma razzismo e come tale non ha basi né logiche né scientifiche ma solo ideologismo ed ignoranza (bio-ecologica). Un albero è sempre e prima di tutto un albero e per avere, o meglio tentare di riavere, i boschi e le foreste che abbiamo venduto prima e bruciato poi, occorre piantare alberi, comprendendo fra questi anche l'obbrobrioso eucaliptus e le deprecate conifere, che in moltissime situazioni; aiutano le nostre stesse specie autoctone nella difficile fase giovanile, che dura oltre dieci anni. Abbiamo esempi vasti e duraturi in molte zone dell'Isola (Ales, Arbus, Austis, S. Andrea Frius, per citarne solo alcune). Ma che come primo effetto rivestono il suolo nudo e degradato, risultato di secolare sfruttamento e colpevole incuria, regimano le precipitazioni ed i venti, generano l'ombra che da riparo ad esseri viventi un poco più alti della pecora. E questo avviene in tempi umani e non biblici. La tanto declamata estraneità al nostro ambiente e al nostro paesaggio di alcune specie, dettata da malintesi motivi estetici corroborati da pretestuosi slogan ambientalisti (inquinamento verde - sterilizzazione del suolo) non tengono conto alcuno della necessità che ha la stragrande maggioranza della superficie della nostra Isola, di copertura vegetale in generale, ma in particolare di . produrre, appunto in tempi umani, il legname per gli usi più diversi. Ivi compresa la legna da ardere (pomposamente ma correttamente definita biomassa energetica rinnovabile) della quale importiamo ogni anno valori per alcune decine di miliardi di vecchie lire (sa irgonza !) dal continente o dalla vicina Corsica. Se parliamo di estraneità e di dubbia bellezza sarà opportuno rilevare come . il paesaggio sardo sia oramai indelebilmente caratterizzato da una pianta che, in meno di cinque secoli, ha colonizzato 1'intera Isola: "sa figu morisca". Vogliamo provare a liberarci da tale oltraggio? Ma per capire meglio di cosa stiamo parlando, perché non invitare anche il sindaco di Arborea a prendere coscienza di questo immane problema e a liberarsi del milione e passa di eucaliptus che da poco meno di un secolo inquina, mortifica e sterilizza quella pianura? Lo stesso discorso varrebbe anche per Fertilia,  Castiadas, San Giovanni Suergiu,. Carbonia eccetera eccetera.

Lettera di Mariano Scarpa (Oristano) a Il giornale di Sardegna del 4 ott 2004