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Lettere ai giornali, dichiarazioni
Alberi e razze
Sul giornale di sabato, Cristina Cossu
commenta con
buona dose d'ironia ma, mi pare, con una vena di tristezza, la
decisione del sindaco di Muravera di abbattere e sterminare gli
eucaliptus che allignano sul territorio da lui amministrato per
sostituirli con le nostre essenze indigene. Anche questo è
razzismo. Vegetale, ma razzismo e come tale non ha basi né
logiche né scientifiche ma solo ideologismo ed ignoranza
(bio-ecologica). Un albero è sempre e prima di tutto un
albero e
per avere, o meglio tentare di riavere, i boschi e le foreste che
abbiamo venduto prima e bruciato poi, occorre piantare alberi,
comprendendo fra questi anche l'obbrobrioso eucaliptus e le deprecate
conifere, che in moltissime situazioni; aiutano le nostre stesse specie
autoctone nella difficile fase giovanile, che dura oltre dieci anni.
Abbiamo esempi vasti e duraturi in molte zone dell'Isola (Ales, Arbus,
Austis, S. Andrea Frius, per citarne solo alcune). Ma che come primo
effetto rivestono il suolo nudo e degradato, risultato di secolare
sfruttamento e colpevole incuria, regimano le precipitazioni ed i
venti, generano l'ombra che da riparo ad esseri viventi un poco
più alti della pecora. E questo avviene in tempi umani e non
biblici. La tanto declamata estraneità al nostro ambiente e
al
nostro paesaggio di alcune specie, dettata da malintesi motivi estetici
corroborati da pretestuosi slogan ambientalisti (inquinamento verde -
sterilizzazione del suolo) non tengono conto alcuno della
necessità che ha la stragrande maggioranza della superficie
della nostra Isola, di copertura vegetale in generale, ma in
particolare di . produrre, appunto in tempi umani, il legname per gli
usi più diversi. Ivi compresa la legna da ardere
(pomposamente
ma correttamente definita biomassa energetica rinnovabile) della quale
importiamo ogni anno valori per alcune decine di miliardi di vecchie
lire (sa irgonza !) dal continente o dalla vicina Corsica. Se parliamo
di estraneità e di dubbia bellezza sarà opportuno
rilevare come . il paesaggio sardo sia oramai indelebilmente
caratterizzato da una pianta che, in meno di cinque secoli, ha
colonizzato 1'intera Isola: "sa figu morisca". Vogliamo provare a
liberarci da tale oltraggio? Ma per capire meglio di cosa stiamo
parlando, perché non invitare anche il sindaco di Arborea a
prendere coscienza di questo immane problema e a liberarsi del milione
e passa di eucaliptus che da poco meno di un secolo inquina, mortifica
e sterilizza quella pianura? Lo stesso discorso varrebbe anche per
Fertilia, Castiadas, San Giovanni Suergiu,. Carbonia eccetera
eccetera.
Lettera di Mariano Scarpa
(Oristano) a Il giornale di Sardegna del 4 ott 2004
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